Programmare nel rugby di base: UNDER 14

Condivisione di strumenti per programmare la nuova stagione sportiva a misura del gruppo squadra.

L’ultimo articolo  della serie dedicata all’osservazione e alla programmazione per la nuova stagione sportiva prende in considerazione la categoria Under 14.

Il format degli articoli per le varie categorie è il medesimo, in modo che siano facilmente fruibili anche singolarmente e che non sia necessario seguire l’ordine di pubblicazione.

Le considerazioni da fare all’inizio dell’anno sono le stesse esposte per le categorie Under 6, Under 8, Under 10, Under 12, nei precedenti articoli che invito a consultare per ulteriori  approfondimenti.

L’Under 14 può essere considerata una categoria “di transizione”: i percorsi sportivi, maschile e femminile, si differenziano e le caratteristiche del gioco divengono più complesse.

Per i maschi, il campo di gioco si amplia, divenendo quasi pari a quello delle categorie superiori, e le caratteristiche del gioco stesso somigliano sempre di più al rugby “dei grandi”, con l’introduzione di gesti tecnici come mischia e rimessa laterale, in forma adattata.

Per le femmine, il campo è ancora di dimensioni ridotte, poiché le squadre stesse sono formate da un numero ridotto di giocatrici; non si giocano mischie, né rimesse laterali.

Ritengo che nella categoria Under 14 sia possibile completare il percorso, iniziato da piccoli, finalizzato a porre delle solide basi su cui costruire capacità e abilità negli anni successivi, sfruttando alcune caratteristiche che i ragazzi e le ragazze presentano in questa fascia di età, come le fasi sensibili.

La pubertà e l’inizio dell’adolescenza, benché portino con sé certe difficoltà da affrontare, rappresentano un momento in cui è possibile lavorare efficacemente, sfruttando la fase puberale e la maturazione del Sistema Nervoso Centrale.

Da dove iniziare

Come per qualsiasi categoria allenata, le domande a cui dovremmo cercare di dare risposta sono le seguenti:

  1. Chi sono i giocatori / le giocatrici Under 14?
  2. Chi sono “I MIEI” giocatori / “LE MIE” giocatrici Under 14?

Per questa categoria, è necessario iniziare a considerare le differenze tra maschi e femmine, seppure esse non siano ancora molto nette come negli anni che seguiranno.

A. La prima domanda è piuttosto generale e per rispondere è necessario prendere in considerazione la tappa di sviluppo nella quale si trovano i ragazzi o le ragazze nell’età della categoria in questione.

Considerando ogni area di funzionamento, è possibile individuare le principali caratteristiche tipiche di questa fascia di età.

Area cognitiva

  • Da questa fase in poi, il pensiero dei ragazzi e delle ragazze diviene astratto e non dipende più dalle evidenze concrete della realtà.
  • I/le ragazzi/e di questa età, quindi, sono in grado di formulare ipotesi, di verificarle e di trarre delle conclusioni logiche attraverso un ragionamento. In tal senso, le loro competenze cognitive sono paragonabili a quelle degli adulti.
  • Possono inoltre stabilire relazioni logiche tra elementi e regole generali.
  • Divengono capaci di prevedere lo svolgimento di un’azione e di anticiparne le conseguenze e possono fornire risposte motorie adeguate alle situazioni.
  • È possibile sviluppare gli aspetti tattici nel gioco, intendendoli come capacità di elaborare e scegliere una soluzione, anche collaborando con i compagni di squadra.
  • Nonostante delle aumentate capacità di ragionamento logico, però, in questa fase si osservano  difficoltà nel controllare gli impulsi, nel pianificare, nel valutare adeguatamente i rischi (maggiore propensione verso i comportamenti a rischio), a causa di cambiamenti nella struttura e nelle funzioni delle aree cerebrali.

Area motoria

  • Dalla fase puberale, vi sono cambiamenti corporei in atto (aumento della statura e della massa corporea, comparsa dei caratteri sessuali secondari, …)  che generalmente avvengono prima nelle femmine. Tali cambiamenti si possono osservare anche in categorie precedenti, data la grande variabilità individuale.
  • Queste trasformazioni corporee possono determinare un’apparente involuzione dal punto di vista motorio, a causa delle nuove proporzioni assunte dal corpo, che è in rapida modificazione.
  • Si può osservare, dunque, una perdita di mobilità articolare o una regressione dal punto di vista coordinativo (i ragazzi o le ragazze possono apparire “goffi”).
  • La modificazione del corpo richiede una riorganizzazione motoria, che avverrà in una fase successiva. In altre parole, si dovrà imparare a gestire e controllare un corpo nuovo (un po’ come se si dovesse imparare a guidare un’automobile molto diversa dalla precedente, alla quale si era abituati).
  • È utile, in questa fase, adottare proposte che prevedano numerose varianti degli schemi motori e delle abilità proprie del rugby e non, con l’obiettivo di consolidare, riorganizzare, padroneggiare gli schemi motori e saperli utilizzare in combinazioni anche complesse, adattandoli a situazioni variabili.
  • A causa di modificazioni di natura ormonale, per entrambi i sessi si osserva la fase sensibile per:

– l’aumento della forza (soprattutto forza rapida),

– la rapidità,

– la velocità,

– la resistenza, da sviluppare attraverso il gioco (quindi non come “resistenza di lunga durata” senza interruzioni, ma piuttosto come miglioramento della capacità di recupero tra un’azione e l’altra, con un’opportuna gestione delle pause).

Vi sono delle differenze legate al sesso (nei maschi aumenta di più la forza massima; nelle femmine generalmente la fase sensibile inizia prima) e notevoli differenze individuali.

  • È importante, in questa fase, esercitare la mobilità articolare e sviluppare una buona stabilità del core, in modalità statica e dinamica.

Le “fasi sensibili” sono periodi particolari nello sviluppo psicomotorio dell’individuo, durante i quali la possibilità di miglioramento di alcune capacità è massima, rispetto ad altri periodi della vita.

Area sociale

  • Il gruppo dei pari diventa, per i ragazzi e le ragazze, un punto di riferimento, come supporto all’individuo.
  • Il confronto con gli altri assume un ruolo importante per la definizione della propria identità, ma può essere anche causa di conflitti, soprattutto con le figure adulte.

Area affettivo-relazionale

  • Ragazzi e ragazze iniziano, a questa età, una ricerca della definizione di una propria identità.
  • Avvertono la necessità di staccarsi dalle figure di riferimento adulte (soprattutto dai genitori).
  • Avvertono le trasformazioni corporee, del pensiero, dei rapporti con gli altri, delle richieste dell’ambiente che li circonda, senza sentirsi generalmente preparati a gestirle. Cambia l’immagine di sé.
  • Provano emozioni, sensazioni e sentimenti per loro nuovi, incontrando spesso difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti corporei e psicologici.

Area dell’autonomia

  • In questa fase, la capacità di pianificazione e di assunzione di decisioni in autonomia tendono ad essere carenti, per cui frequentemente i/le ragazzi/e imitano modelli o coetanei di riferimento.
  • È importante stabilire nel gruppo-squadra un sistema di regole condivise, che comprendano anche l’assunzione della responsabilità delle proprie azioni.

Area della comunicazione

  • Oltre a un uso sociale corretto della comunicazione, che dovrebbe far parte del sistema di regole condiviso, è possibile proporre attività mirate al miglioramento della stessa nel contesto sportivo/rugbistico, per applicare una comunicazione efficace al gioco.
  • Il rugby è uno sport di squadra che richiede capacità comunicativa (verbale e non verbale) tra i membri del gruppo, per cui si  potranno proporre tutte quelle attività che richiedono ai giocatori di comunicare tra loro per arrivare a un obiettivo comune, curando in particolare:

– la comprensibilità (farsi capire);

– l’efficacia (trasmettere il messaggio giusto);

– il tempismo (comunicare al momento giusto).

B. La seconda domanda (Chi sono “I MIEI” giocatori / “LE MIE” giocatrici Under 14?) richiede all’allenatore di osservare il proprio gruppo di ragazzi o ragazze nello specifico e di individuare le loro caratteristiche, rispetto a quelle di riferimento per la  fascia d’età considerata.

Le caratteristiche individuali, infatti, sono variabili (per particolarità genetiche, per influenze ambientali, ecc.) e non è detto che tutti aderiscano alla perfezione al modello teorico esposto sopra… anzi, vi sono notevoli probabilità che non sia così.

Accanto alla conoscenza di quali siano le caratteristiche tipiche della fascia d’età considerata (elencate nel punto A.), è necessario osservare i singoli individui ed effettuare una registrazione dei dati che rileviamo. In questo modo, avremo una visione sufficientemente ampia per capire quali siano i bisogni del nostro gruppo-squadra, dei singoli individui e in quali aree.

Le schede di osservazione per l’Under 14, che propongo in allegato, riportano vari indicatori suddivisi per aree di funzionamento.

Senza nessuna pretesa di scientificità, si tratta di strumenti pratici che consentono di tradurre le generalizzazioni (“la ragazza è distratta”, “il ragazzo è goffo”…) in azioni osservabili, per orientare la propria attenzione su aspetti concreti e circoscrivibili.

La griglia strutturata rappresenta uno strumento che coniuga la praticità d’uso con la necessità di “fissare le informazioni” senza far ricorso alla memoria, con il rischio di eventuali “distorsioni”. Inoltre, restringe il campo di osservazione, perché non sarebbe possibile per un allenatore osservare e analizzare informazioni su tutti gli aspetti della persona.

L’allenatore potrà quindi focalizzare la propria attenzione sulle caratteristiche principali dei giocatori e delle giocatrici in diverse aree, scegliere con criterio quali obiettivi conseguire e poi poterli valutare (“cosa è cambiato dal prima al dopo?”).

La griglia deve affiancare, ovviamente, le abilità relazionali dell’allenatore, la sua empatia, ed eventuali altre misurazioni oggettive. Non è uno strumento esaustivo di tutte le possibili forme di espressione di ogni capacità, per ovvie ragioni di complessità, ma contiene le principali manifestazioni che un allenatore di rugby può osservare nel suo gruppo di giocatori/giocatrici.

Non si richiede di arrivare a livelli di dettaglio estremi di osservazione e valutazione, perché ciò non sarebbe logisticamente possibile e richiederebbe troppo tempo ed energie.

Inoltre, ci saranno aspetti che si potranno osservare più approfonditamente e altri meno (come quelli relativi all’autostima e alla fiducia in se stessi, che emergono, ad esempio, parlando con i ragazzi e le ragazze).

Come utilizzare le griglie di osservazione

L’allenatore potrà compilarle inserendo una valutazione numerica su una scala da 1 a 5, seguendo la legenda inclusa.

È opportuno fare il più possibile attenzione a quei fenomeni che possono inficiare l’osservazione e che ho spiegato in questo precedente articolo.

Per trarre conclusioni utili per la pratica, i dati andranno poi elaborati.

Sommando i punteggi ottenuti per ogni riga (Tobiettivo), ad esempio, e rappresentandoli graficamente, si avrà una visione di quali siano gli obiettivi su cui lavorare maggiormente a livello di gruppo-squadra, mentre sommando i punteggi in ciascuna colonna (Tarea) si potrà individuare quali ragazzi/e possiedano maggiori abilità/competenze nelle varie aree e quali siano quelli/e più deboli da questo punto di vista.

A partire da questi dati e dalle considerazioni che ne scaturiranno, sarà possibile programmare la stagione sportiva, in termini di obiettivi da raggiungere, a partire dai requisiti che i/le ragazzi/e già possiedono e che avremo avuto modo di osservare e rilevare.

L’allenatore può modificare gli indicatori, adattandoli al suo gruppo, e inserire gli obiettivi specifici del rugby (che volutamente non ho indicato in griglia), relativi alla categoria Under 14.

Se necessario, si può fare riferimento agli indicatori per categorie inferiori, in caso di mancata acquisizione di alcune abilità nelle fasi precedenti.

Nella griglia relativa all’area motoria sono evidenziate le fasi sensibili (margini e piena fase sensibile).

Consiglio un’attenta lettura iniziale degli indicatori, ma un’osservazione di circa 4 settimane per compilare le griglie, che andranno riconsiderate per nuove valutazioni periodiche nel corso dell’anno, per orientare l’azione didattica, e poi alla fine della stagione sportiva, per valutare i risultati.

La programmazione che scaturisce dall’osservazione è flessibile e non rigida: se dovessero presentarsi particolari esigenze e condizioni, sulla base delle risposte dei giocatori e delle giocatrici alle attività, l’allenatore può e dovrebbe rivedere ciò che aveva inizialmente programmato.

Infine, è necessario che la programmazione dell’allenatore sia condivisa con le famiglie dei giocatori e delle giocatrici, perché conterrà molti obiettivi che si conseguono lavorando INSIEME (“La stessa meta”!).

Condividere per progredire

Le griglie di osservazione per la categoria Under 14 sono scaricabili cliccando sul pulsante di download  sottostante e ne illustro l’utilizzo in questo video.

Sono fornite in formato .pdf, ma possono essere richieste gratuitamente come foglio di calcolo editabile, (con la possibilità, quindi, di elaborare i dati raccolti), contattandomi via e-mail, Facebook, Instagram.

Per qualsiasi chiarimento sull’utilizzo di questi strumenti, dubbio, suggerimento, critica (costruttiva!), rimando alla sezione “contatti” di questo blog.

Buon lavoro!

Programmare nel rugby di base: UNDER 12

Condivisione di strumenti per programmare la nuova stagione sportiva a misura del gruppo squadra.

Il quarto articolo dedicato all’osservazione e alla programmazione per la nuova stagione sportiva prende in considerazione la categoria Under 12.

Il format degli articoli per le varie categorie è il medesimo, in modo che siano facilmente fruibili anche singolarmente e che non sia necessario seguire l’ordine di pubblicazione.

Le considerazioni da fare all’inizio dell’anno sono quindi le stesse esposte per le categorie Under 6 , Under 8, Under 10, nei precedenti articoli che invito a consultare per ulteriori  approfondimenti.

Da dove iniziare

Come per qualsiasi categoria allenata, le domande a cui dovremmo cercare di dare risposta sono le seguenti:

  1. Chi sono i giocatori Under 12?
  2. Chi sono “I MIEI” giocatori Under 12?

A. La prima domanda è piuttosto generale e per rispondere è necessario prendere in considerazione la tappa di sviluppo nella quale si trovano i bambini nell’età della categoria in questione, che è la naturale prosecuzione di quanto iniziato nelle categorie precedenti.

Considerando ogni area di funzionamento, è possibile individuare le principali caratteristiche tipiche di questa fascia di età.

Area cognitiva

  • In questa fase, i bambini definiscono meglio alcuni concetti, grazie a una capacità di pensiero sempre più astratto, sempre più flessibile e gradualmente sempre meno dipendente dalle evidenze concrete.
  • Riescono quindi a valutare meglio, ad esempio, i tempi e le distanze, capacità che nel gioco del rugby è notevolmente coinvolta (nella valutazione di traiettorie e velocità della palla, negli spostamenti in campo, nella distribuzione nello spazio di compagni e avversari, …). L’allenatore potrà perciò porre richieste più complesse, che richiedano l’applicazione di tale capacità.
  • Si sviluppa ulteriormente la capacità di prevedere lo svolgimento di un’azione e di anticiparne le conseguenze, che appare già nella categoria precedente.
  • Migliora l’elaborazione mentale per fornire risposte motorie adeguate alle situazioni, poiché i bambini riescono a tener conto di più fattori, rispetto alle età precedenti.
  • È possibile sviluppare meglio gli aspetti tattici nel gioco, intendendoli come capacità di elaborare e scegliere una soluzione, anche collaborando con i compagni di squadra.
  • In questa fase, il pensiero riesce sempre più ad operare su un piano astratto e i bambini riescono gradualmente a compiere operazioni logiche basandosi su ipotesi o su regole generali, pensando a quali conseguenze si potrebbero verificare (ecco perché sono in grado di formulare un “piano d’azione” tattico).

Area motoria

  • Migliora la coordinazione dei movimenti dei vari segmenti corporei.
  • I  bambini attraversano la fase sensibile per lo sviluppo di numerose capacità coordinative, prime tra tutte quelle di apprendimento, controllo e adattamento dei movimenti (v. griglia di osservazione allegata).
  • Migliora la capacità di correggere i movimenti in base al feedback ricevuto (verbale, visivo, ecc.).
  • Si definisce lo schema corporeo (la rappresentazione mentale del proprio corpo) sia in posizione statica, sia in movimento. Per questo, il bambino diviene maggiormente consapevole dei movimenti compiuti e può iniziare ad apprendere anche gesti tecnici codificati.
  • È possibile per i bambini apprendere combinazioni complesse di più schemi motori e utilizzarli per raggiungere un obiettivo. È sempre importante proporre una grande varietà di combinazioni.
  • Dal punto di vista organico-muscolare, è possibile sfruttare le fasi sensibili per l’allenamento di:

rapidità;

– mobilità articolare (statica e dinamica);

– agilità;

– velocità;

– resistenza, da sviluppare attraverso il gioco (quindi non come “resistenza di lunga durata” senza interruzioni, ma piuttosto come miglioramento della capacità di recupero tra un’azione e l’altra, con un’opportuna gestione delle pause);

forza a carico naturale, con attività adeguate all’età.

  • Dovrebbe essere iniziato, in questa categoria, un lavoro mirato alla rafforzamento della muscolatura del core, in modalità statica e dinamica.

Le “fasi sensibili” sono periodi particolari nello sviluppo psicomotorio dell’individuo, durante i quali la possibilità di miglioramento di alcune capacità è massima, rispetto ad altri periodi della vita.

Area sociale

  • In questa fascia d’età, si sviluppa maggiormente la capacità di esercitare il pensiero su situazioni astratte e dunque anche di immedesimarsi negli altri, assumendo punti di vista diversi dal proprio e comprendendo anche aspetti che non vengono sperimentati direttamente, come idee, abitudini e prospettive di altre persone.
  • Tali acquisizioni incrementano le competenze sociali.
  • Il gruppo dei pari inizia a diventare un punto di riferimento.

Area affettivo-relazionale

  • Soprattutto nell’ultimo anno di Under 12, possono iniziare a emergere conflitti con le figure genitoriali o adulte in generale, tipici dell’adolescenza.
  • La capacità di pensiero più sviluppata, a questa età, conduce a volte ad assumere un vero e proprio atteggiamento di sfida nei confronti dell’adulto.
  • In questa fascia d’età, si possono stimolare i bambini a riflettere sui loro punti di forza e di debolezza, sulla possibilità di migliorare, sulle differenze individuali e sulle loro strategie di apprendimento.

Area dell’autonomia

  • L’autonomia personale può essere sempre più orientata alla gestione del proprio comportamento in maniera responsabile, alla cura della propria salute e alla sicurezza per sé e per gli altri.

Area della comunicazione

  • Oltre a un uso sociale corretto della comunicazione, è possibile introdurre attività mirate al miglioramento della stessa nel contesto sportivo/rugbistico, poiché, come visto nelle aree precedenti, i bambini iniziano a possedere le capacità cognitive adeguate per applicare una comunicazione efficace al gioco.
  • Il rugby è uno sport di squadra che richiede capacità comunicativa (verbale e non verbale) tra i membri del gruppo, per cui si  potranno proporre tutte quelle attività che richiedono ai giocatori di comunicare tra loro per arrivare a un obiettivo comune, curando in particolare:

– la comprensibilità (farsi capire);

– l’efficacia (trasmettere il messaggio giusto);

– il tempismo (comunicare al momento giusto).

B. La seconda domanda (Chi sono “I MIEI” giocatori Under 12?) richiede all’allenatore di osservare il proprio gruppo di bambini nello specifico e di individuare le loro caratteristiche, rispetto a quelle di riferimento per la  fascia d’età considerata.

Le caratteristiche individuali, infatti, sono variabili (per particolarità genetiche, per influenze ambientali, ecc.) e non è detto che tutti i piccoli giocatori aderiscano alla perfezione al modello teorico esposto sopra… anzi, vi sono notevoli probabilità che non sia così.

Accanto alla conoscenza di quali siano le caratteristiche tipiche della fascia d’età considerata (elencate nel punto A.), è necessario osservare i singoli individui ed effettuare una registrazione dei dati che rileviamo. In questo modo, avremo una visione sufficientemente ampia per capire quali siano i bisogni del nostro gruppo-squadra, dei singoli individui e in quali aree.

Le schede di osservazione per l’Under 12, che propongo in allegato, riportano vari indicatori suddivisi per aree di funzionamento.

Senza nessuna pretesa di scientificità, si tratta di strumenti pratici che consentono di tradurre le generalizzazioni (“il bambino è distratto”, “il bambino è goffo”…) in azioni osservabili, per orientare la propria attenzione su aspetti concreti e circoscrivibili.

La griglia strutturata rappresenta uno strumento che coniuga la praticità d’uso con la necessità di “fissare le informazioni” senza far ricorso alla memoria, con il rischio di eventuali “distorsioni”. Inoltre, restringe il campo di osservazione, perché non sarebbe possibile per un allenatore osservare e analizzare informazioni su tutti gli aspetti della persona.

L’allenatore potrà quindi focalizzare la propria attenzione sulle caratteristiche principali dei giocatori in diverse aree, scegliere con criterio quali obiettivi conseguire e poi poterli valutare (“cosa è cambiato dal prima al dopo?”).

La griglia deve affiancare, ovviamente, le abilità relazionali dell’allenatore, la sua empatia, ed eventuali altre misurazioni oggettive. Non è uno strumento esaustivo di tutte le possibili forme di espressione di ogni capacità, per ovvie ragioni di complessità, ma contiene le principali manifestazioni che un allenatore di rugby può osservare nel suo gruppo di piccoli giocatori.

Non si richiede di arrivare a livelli di dettaglio estremi di osservazione e valutazione, perché ciò non sarebbe logisticamente possibile e richiederebbe troppo tempo ed energie.

Inoltre, ci saranno aspetti che si potranno osservare più approfonditamente e altri meno (come quelli relativi all’autostima e alla fiducia in se stessi, che emergono, ad esempio, parlando con il giocatore).

Come utilizzare le griglie di osservazione

L’allenatore potrà compilarle inserendo una valutazione numerica su una scala da 1 a 5, seguendo la legenda inclusa.

È opportuno fare il più possibile attenzione a quei fenomeni che possono inficiare l’osservazione e che ho spiegato in questo precedente articolo.

Per trarre conclusioni utili per la pratica, i dati andranno poi elaborati.

Sommando i punteggi ottenuti per ogni riga (Tobiettivo), ad esempio, e rappresentandoli graficamente, si avrà una visione di quali siano gli obiettivi su cui lavorare maggiormente a livello di gruppo-squadra, mentre sommando i punteggi in ciascuna colonna (Tarea) si potrà individuare quali bambini possiedano maggiori abilità/competenze nelle varie aree e quali siano quelli più deboli da questo punto di vista.

A partire da questi dati e dalle considerazioni che ne scaturiranno, sarà possibile programmare la stagione sportiva, in termini di obiettivi da raggiungere, a partire dai requisiti che i bambini già possiedono e che avremo avuto modo di osservare e rilevare.

L’allenatore può modificare gli indicatori, adattandoli al suo gruppo, e inserire gli obiettivi specifici del rugby (che volutamente non ho indicato in griglia), relativi alla categoria Under 12.

Se necessario, si può fare riferimento agli indicatori per categorie inferiori, in caso di mancata acquisizione di alcune abilità nelle fasi precedenti.

Nella griglia relativa all’area motoria sono evidenziate le fasi sensibili (margini e piena fase sensibile).

Consiglio un’attenta lettura iniziale degli indicatori, ma un’osservazione di circa 4 settimane per compilare le griglie, che andranno riconsiderate per nuove valutazioni periodiche nel corso dell’anno per orientare l’azione didattica, e poi alla fine della stagione sportiva, per valutare i risultati.

La programmazione che scaturisce dall’osservazione è flessibile e non rigida: se dovessero presentarsi particolari esigenze e condizioni, sulla base delle risposte dei giocatori alle attività, l’allenatore può e dovrebbe rivedere ciò che aveva inizialmente programmato.

Infine, è necessario che la programmazione dell’allenatore sia condivisa con le famiglie dei piccoli giocatori, perché conterrà molti obiettivi che si conseguono lavorando INSIEME (“La stessa meta”!).

Condividere per progredire

Le griglie di osservazione per la categoria Under 12 sono scaricabili cliccando sul pulsante di download  sottostante e ne illustro l’utilizzo in questo video.

Sono fornite in formato .pdf, ma possono essere richieste gratuitamente come foglio di calcolo editabile, (con la possibilità, quindi, di elaborare i dati raccolti), contattandomi via e-mail, Facebook, Instagram.

Per qualsiasi chiarimento sull’utilizzo di questi strumenti, dubbio, suggerimento, critica (costruttiva!), rimando alla sezione “contatti” di questo blog.

Buon lavoro!

Programmare nel rugby di base: UNDER 10

Condivisione di strumenti per programmare la nuova stagione sportiva a misura del gruppo squadra.

Questo terzo articolo dedicato all’osservazione e alla programmazione per la nuova stagione sportiva prende in considerazione la categoria Under 10.

Il format degli articoli per le varie categorie è il medesimo, in modo che siano facilmente fruibili anche singolarmente e che non sia necessario seguire l’ordine di pubblicazione.

Le considerazioni da fare all’inizio dell’anno sono quindi le stesse esposte per le categorie Under 6 e Under 8 nei due precedenti articoli che invito a consultare, per ulteriori  approfondimenti.

Da dove iniziare

Come per qualsiasi categoria allenata, le domande a cui dovremmo cercare di dare risposta sono le seguenti:

  1. Chi sono i giocatori Under 10?
  2. Chi sono “I MIEI” giocatori Under 10?

A. La prima domanda è piuttosto generale e per rispondere è necessario prendere in considerazione la tappa di sviluppo nella quale si trovano i bambini nell’età della categoria in questione, che è la naturale prosecuzione di quanto iniziato in Under 8.

Considerando ogni area di funzionamento, è possibile individuare le principali caratteristiche tipiche di questa fascia di età.

Area cognitiva

  • In questa fascia d’età, il pensiero del bambino diviene più logico e razionale e acquisisce una maggiore flessibilità.
  • La distinzione tra realtà e fantasia è ormai netta.
  • Si riesce ad analizzare la realtà.
  • Aumentano le capacità di operare un ragionamento logico.
  • Migliora ulteriormente la capacità di risolvere problemi concreti (l’allenatore può perciò proporre tutte quelle attività che comportano l’impiego di tale capacità per la risoluzione di problemi motori). Il bambino riesce quindi a pensare in modo logico, ma su aspetti concreti, di cui ha diretta esperienza, senza astrazioni.
  • I bambini iniziano a divenire sempre più capaci di prevedere lo svolgimento di un’azione e di anticiparne le conseguenze (si può quindi iniziare a esercitare meglio questa capacità nelle situazioni di gioco nel rugby).

Area motoria

  • Nella categoria precedente, i bambini hanno iniziato a sviluppare la percezione della tridimensionalità del loro corpo, sia in posizione statica, sia in movimento. Potendo rappresentare mentalmente il proprio corpo, in questa fase riescono a eseguire movimenti dei diversi segmenti corporei in maniera sempre più controllata e coordinata.
  • I bambini si trovano nella piena fase sensibile per lo  sviluppo delle capacità di:

apprendimento motorio (la capacità di apprendere nuove abilità);

ritmo (saper regolare il ritmo di esecuzione dei movimenti a seconda delle situazioni);

reazione (eseguire un’azione in risposta a stimoli di diverso tipo: visivi, uditivi, tattili,…);

fantasia motoria (risolvere un problema motorio con soluzioni  personali e originali);

discriminazione vestibolare e cinestesica, che consentono di percepire correttamente la posizione del proprio corpo nello spazio e di utilizzare tale percezione come base per il controllo dei movimenti.

  • Dal punto di vista organico-muscolare, è possibile sfruttare la fase sensibile in particolare per l’allenamento di:

rapidità;

mobilità articolare (statica e dinamica);

agilità;

aggiungendo un lavoro dedicato allo sviluppo della forza a carico naturale adeguato all’età dei bambini e della resistenza, da sviluppare attraverso il gioco (quindi non come “resistenza di lunga durata” senza interruzioni, ma piuttosto come miglioramento della capacità di recupero tra un’azione e l’altra, con un’opportuna gestione delle pause).

Le “fasi sensibili” sono periodi particolari nello sviluppo psicomotorio dell’individuo, durante i quali la possibilità di miglioramento di alcune capacità è massima, rispetto ad altri periodi della vita.

Area sociale

  • L’egocentrismo, in questa  fase, si riduce sensibilmente  e i bambini diventano capaci di comprendere il punto di vista altrui.
  • Aumentano le competenze sociali, nel rapporto con i coetanei (il bambino si confronta con gli altri), nei giochi di gruppo o di squadra, nella capacità di collaborare.

Area affettivo-relazionale

  • Come nella fascia d’età precedente, è importante che i bambini costruiscano un’opinione positiva di se stessi e che acquisiscano fiducia nelle proprie capacità, misurandosi con attività leggermente al di sopra delle proprie possibilità, ma comunque alla loro portata, che sostengano la motivazione.
  • A questa età, riescono maggiormente a immedesimarsi negli stati d’animo altrui e a comprendere le opinioni degli altri.
  • I bambini Under 10 sono inoltre generalmente in grado di riconoscere meglio ed esprimere le loro personali emozioni, imparando man mano a gestirle, con l’aiuto della figura adulta.

Area dell’autonomia

  • È data per acquisita l’autonomia personale in quanto a igiene e cura di sé (in caso contrario, fare riferimento ad obiettivi per la categoria precedente).
  • Potendo contare su una maggiore capacità di pensiero logico, è possibile puntare all’autonomia nella gestione del proprio comportamento, insegnando ad esempio ad adottare comportamenti adeguati  per la sicurezza propria e altrui, proseguendo il lavoro iniziato nella categoria precedente.

Area della comunicazione

Per questa area vale quanto esposto per la categoria precedente, con alcune integrazioni:

  • I bambini sono maggiormente consapevoli della successione dei movimenti compiuti e sono capaci di verbalizzarli, anche perché riescono a separare il pensiero dall’azione concreta.
  • Con la scolarizzazione, il linguaggio si arricchisce, sia per quanto riguarda l’apprendimento di nuove parole, sia per quanto riguarda la costruzione delle frasi e l’espressione, per cui è importante stimolare  i bambini in tal senso anche al campo. Essendo il rugby uno sport di squadra che richiede una grande capacità comunicativa (non solo verbale) tra i componenti della squadra, sarà  importante stimolare questa capacità sin da piccoli.
  • Inoltre si può maggiormente insistere, in questa fase, sulle regole per un uso sociale corretto della comunicazione (rispettare il proprio turno di parola, esprimere le proprie necessità in maniera civile e rispettosa, utilizzare un linguaggio adeguato).
  • Infine, è possibile stimolare maggiormente i bambini ad esprimersi davanti al gruppo, sia in maniera verbale, sia non verbale (anche nelle fasi di gioco, ad esempio, si può stimolare la comunicazione tra i bambini).

B. La seconda domanda (Chi sono “I MIEI” giocatori Under 10?) richiede all’allenatore di osservare il proprio gruppo di bambini nello specifico e di individuare le loro caratteristiche, rispetto a quelle di riferimento per la  fascia d’età considerata.

Le caratteristiche individuali, infatti, sono variabili (per particolarità genetiche, per influenze ambientali, ecc.) e non è detto che tutti i piccoli giocatori aderiscano alla perfezione al modello teorico esposto sopra… anzi, vi sono notevoli probabilità che non sia così.

Accanto alla conoscenza di quali siano le caratteristiche tipiche della fascia d’età considerata (elencate nel punto A.), è necessario osservare i singoli individui ed effettuare una registrazione dei dati che rileviamo. In questo modo, avremo una visione sufficientemente ampia per capire quali siano i bisogni del nostro gruppo-squadra, dei singoli individui e in quali aree.

Le schede di osservazione per l’Under 10, che propongo in allegato, riportano vari indicatori suddivisi per aree di funzionamento.

Senza nessuna pretesa di scientificità, si tratta di strumenti pratici che consentono di tradurre le generalizzazioni (“il bambino è distratto”, “il bambino è goffo”…) in azioni osservabili, per orientare la propria attenzione su aspetti concreti e circoscrivibili.

La griglia strutturata rappresenta uno strumento che coniuga la praticità d’uso con la necessità di “fissare le informazioni” senza far ricorso alla memoria, con il rischio di eventuali “distorsioni”. Inoltre, restringe il campo di osservazione, perché non sarebbe possibile per un allenatore osservare e analizzare informazioni su tutti gli aspetti della persona.

L’allenatore potrà quindi focalizzare la propria attenzione sulle caratteristiche principali dei giocatori in diverse aree, scegliere con criterio quali obiettivi conseguire e poi poterli valutare (“cosa è cambiato dal prima al dopo?”).

La griglia deve affiancare, ovviamente, le abilità relazionali dell’allenatore, la sua empatia, ed eventuali altre misurazioni oggettive. Non è uno strumento esaustivo di tutte le possibili forme di espressione di ogni capacità, per ovvie ragioni di complessità, ma contiene le principali manifestazioni che un allenatore di rugby può osservare nel suo gruppo di piccoli giocatori.

Non si richiede di arrivare a livelli di dettaglio estremi di osservazione e valutazione, perché ciò non sarebbe logisticamente possibile e richiederebbe troppo tempo ed energie.

Inoltre, ci saranno aspetti che si potranno osservare più approfonditamente e altri meno (come quelli relativi all’autostima e alla fiducia in se stessi, che emergono, ad esempio, parlando con il giocatore).

Come utilizzare le griglie di osservazione

L’allenatore potrà compilarle inserendo una valutazione numerica su una scala da 1 a 5, seguendo la legenda inclusa.

È opportuno fare il più possibile attenzione a quei fenomeni che possono inficiare l’osservazione e che ho spiegato in questo precedente articolo.

Per trarre conclusioni utili per la pratica, i dati andranno poi elaborati.

Sommando i punteggi ottenuti per ogni riga (Tobiettivo), ad esempio, e rappresentandoli graficamente, si avrà una visione di quali siano gli obiettivi su cui lavorare maggiormente a livello di gruppo-squadra, mentre sommando i punteggi in ciascuna colonna (Tarea) si potrà individuare quali bambini possiedano maggiori abilità/competenze nelle varie aree e quali siano quelli più deboli da questo punto di vista.

A partire da questi dati e dalle considerazioni che ne scaturiranno, sarà possibile programmare la stagione sportiva, in termini di obiettivi da raggiungere, a partire dai requisiti che i bambini già possiedono e che avremo avuto modo di osservare e rilevare.

L’allenatore può modificare gli indicatori, adattandoli al suo gruppo, e inserire gli obiettivi specifici del rugby (che volutamente non ho indicato in griglia), relativi alla categoria Under 10.

Se necessario, si può fare riferimento agli indicatori per categorie inferiori, in caso di mancata acquisizione di alcune abilità nelle fasi precedenti.

Nella griglia relativa all’area motoria sono evidenziate le fasi sensibili (margini e piena fase sensibile).

Consiglio un’attenta lettura iniziale degli indicatori, ma un’osservazione di circa 4 settimane per compilare le griglie, che andranno riconsiderate per nuove valutazioni periodiche nel corso dell’anno per orientare l’azione didattica, e poi alla fine della stagione sportiva, per valutare i risultati.

La programmazione che scaturisce dall’osservazione è flessibile e non rigida: se dovessero presentarsi particolari esigenze e condizioni, sulla base delle risposte dei giocatori alle attività, l’allenatore può e dovrebbe rivedere ciò che aveva inizialmente programmato.

Infine, è necessario che la programmazione dell’allenatore sia condivisa con le famiglie dei piccoli giocatori, perché conterrà molti obiettivi che si conseguono lavorando INSIEME (“La stessa meta”!).

Condividere per progredire

Le griglie di osservazione per la categoria Under 10 sono scaricabili cliccando sul pulsante di download  sottostante e ne illustro l’utilizzo in questo video.

Sono fornite in formato .pdf, ma possono essere richieste gratuitamente come foglio di calcolo editabile, (con la possibilità, quindi, di elaborare i dati raccolti), contattandomi via e-mail, Facebook, Instagram.

Per qualsiasi chiarimento sull’utilizzo di questi strumenti, dubbio, suggerimento, critica (costruttiva!), rimando alla sezione “contatti” di questo blog.

Buon lavoro!

Programmare nel rugby di base: UNDER 8

Condivisione di strumenti per programmare la nuova stagione sportiva a misura del gruppo squadra.

Il secondo articolo dedicato all’osservazione e alla programmazione per la nuova stagione sportiva prende in considerazione la categoria Under 8.

Le considerazioni da fare all’inizio dell’anno sono le stesse esposte per la categoria Under 6, spiegate nel dettaglio in questo precedente articolo, che invito a consultare.

Da dove iniziare

Come per qualsiasi categoria allenata, le domande a cui dovremmo cercare di dare risposta sono le seguenti:

  1. Chi sono i giocatori Under 8?
  2. Chi sono “I MIEI” giocatori Under 8?

A. La prima domanda è piuttosto generale e per rispondere è necessario prendere in considerazione la tappa di sviluppo nella quale si trovano i bambini nell’età della categoria in questione.

Considerando ogni area di funzionamento, è possibile individuare le principali caratteristiche tipiche di questa fascia di età.

Area cognitiva

  • Rispetto alla fascia d’età precedente, il pensiero dei bambini diviene gradualmente più flessibile.
  • La capacità di distinguere la realtà dalla fantasia diventa più evidente.
  • Si acquisisce il concetto di reversibilità: il bambino comprende che può annullare gli effetti di un’operazione compiendone una inversa.
  • Si acquisisce gradualmente la capacità di operare in maniera logica, nella risoluzione di problemi concreti (l’allenatore può perciò proporre tutte quelle attività che comportano l’impiego di tale capacità per la risoluzione di problemi motori). Il bambino riesce quindi a pensare in modo logico, ma su aspetti concreti, di cui ha diretta esperienza, senza astrazioni.
  • Vi sono ancora difficoltà ad applicare le proprie competenze a situazioni astratte. (Tener conto di questo nelle spiegazioni).
  • Riescono a percepire e valutare meglio il tempo e le distanze.
  • In questa fascia d’età, i bambini iniziano a sviluppare la percezione della tridimensionalità del loro corpo (“il volume, lo spazio fisico che esso occupa”), sia in posizione statica, sia quando si muovono.
  • In questo stadio, infatti, definiscono meglio la rappresentazione mentale del proprio corpo in movimento (schema corporeo dinamico).
  • Il corpo diventa il punto di riferimento per operare molte distinzioni (destra-sinistra, in alto-in basso, davanti-dietro, vicino-lontano…): inizia a svilupparsi, quindi, l’orientamento nello spazio (che, nel caso del rugby, è lo spazio di gioco).

Area motoria

  • Migliora la coordinazione dei diversi segmenti corporei.
  • Migliora la capacità di apprendere nuove abilità motorie e di correggere e modificare il movimento. L’allenatore dovrebbe tener conto di ciò, proponendo diverse varianti delle varie sequenze motorie, sulle quali costruire nuove abilità.
  • I bambini individuano destra e sinistra sulle altre persone, sugli oggetti e nello spazio (quindi anche in campo).
  • In Under 8, inizia la fase sensibile per lo sviluppo di diverse capacità coordinative, come indicato nella griglia allegata: apprendimento e controllo motorio, combinazione, differenziazione, equilibrio, orientamento, ritmo, reazione, fantasia motoria.
  • Si è ancora in fase sensibile per l’affinamento delle capacità sensopercettive (che inizia in Under 6).
  • Si può iniziare a sviluppare resistenza, rapidità e agilità con attività e giochi adeguati alla fascia d’età.

Le “fasi sensibili” sono periodi particolari nello sviluppo psicomotorio dell’individuo, durante i quali la possibilità di miglioramento di alcune capacità è massima, rispetto ad altri periodi della vita.

Area sociale

  • In questa fascia d’età, il pensiero diviene meno egocentrico, anche se vi sono ancora alcune difficoltà a comprendere il punto di vista altrui. Permangono delle difficoltà a immedesimarsi in qualcun altro per comprenderne, ad esempio, le difficoltà e gli stati d’animo (tener conto di questo, ad esempio nell’approccio per la mediazione dei litigi tra bambini).
  • Aumentano le competenze di tipo sociale, nel rapporto con i coetanei (il bambino si confronta con gli altri), nei giochi di gruppo o di squadra, nella capacità di collaborare.

Area affettivo-relazionale

  • In questa fase, il bambino necessita ancora della mediazione dell’adulto per gestire le emozioni, soprattutto negative (frustrazione, rabbia, paura,…).
  • È importante che il bambino inizi a costruire un’opinione positiva di sé e che acquisisca fiducia nelle proprie capacità, misurandosi con attività leggermente al di sopra delle proprie possibilità, ma comunque alla sua portata, che sostengano la motivazione.

Area dell’autonomia

  • Aumenta il grado di autonomia personale rispetto alla fase precedente: oltre ad occuparsi della propria igiene personale e di cambiarsi in autonomia, i bambini possono iniziare a comprendere come utilizzare correttamente attrezzature e spazi e le regole per la sicurezza di tutti.

Area della comunicazione

  • I bambini sono maggiormente consapevoli della successione dei movimenti compiuti e sono capaci di verbalizzarli, anche perché riescono a separare il pensiero dall’azione concreta.
  • Con la scolarizzazione, peraltro, il linguaggio si arricchisce, sia per quanto riguarda l’apprendimento di nuove parole, sia per quanto riguarda la costruzione delle frasi e l’espressione, per cui è importante stimolare  i bambini in tal senso anche al campo. Essendo il rugby uno sport che richiede una grande capacità comunicativa (non solo verbale) tra i componenti della squadra, sarà  importante stimolare questa capacità sin da piccoli.

B. La seconda domanda (Chi sono “I MIEI” giocatori Under 8?) richiede all’allenatore di osservare il proprio gruppo di bambini nello specifico e di individuare le loro caratteristiche, rispetto a quelle di riferimento per la  fascia d’età considerata.

Le caratteristiche individuali, infatti, sono variabili (per particolarità genetiche, per influenze ambientali, ecc.) e non è detto che tutti i piccoli giocatori aderiscano alla perfezione al modello teorico esposto sopra… anzi, vi sono notevoli probabilità che non sia così.

Accanto alla conoscenza di quali siano le caratteristiche tipiche della fascia d’età considerata (elencate nel punto A.), è necessario osservare i singoli individui ed effettuare una registrazione dei dati che rileviamo. In questo modo, avremo una visione sufficientemente ampia per capire quali siano i bisogni del nostro gruppo-squadra, dei singoli individui e in quali aree.

Le schede di osservazione per l’Under 8, che propongo in allegato, riportano vari indicatori suddivisi per aree di funzionamento.

Senza nessuna pretesa di scientificità, si tratta di strumenti pratici che consentono di tradurre le generalizzazioni (“il bambino è distratto”, “il bambino è goffo”…) in azioni osservabili, per orientare la propria attenzione su aspetti concreti e circoscrivibili.

La griglia strutturata rappresenta uno strumento che coniuga la praticità d’uso con la necessità di “fissare le informazioni” senza far ricorso alla memoria, con il rischio di eventuali “distorsioni”. Inoltre, restringe il campo di osservazione, perché non sarebbe possibile per un allenatore osservare e analizzare informazioni su tutti gli aspetti della persona.

L’allenatore potrà quindi focalizzare la propria attenzione sulle caratteristiche principali dei giocatori in diverse aree, scegliere con criterio quali obiettivi conseguire e poi poterli valutare (“cosa è cambiato dal prima al dopo?”).

La griglia deve affiancare, ovviamente, le abilità relazionali dell’allenatore, la sua empatia, ed eventuali altre misurazioni oggettive. Non è uno strumento esaustivo di tutte le possibili forme di espressione di ogni capacità, per ovvie ragioni di complessità, ma contiene le principali manifestazioni che un allenatore di rugby può osservare nel suo gruppo di piccoli giocatori.

Non si richiede di arrivare a livelli di dettaglio estremi di osservazione e valutazione, perché ciò non sarebbe logisticamente possibile e richiederebbe troppo tempo ed energie.

Inoltre, ci saranno aspetti che si potranno osservare più approfonditamente e altri meno (come quelli relativi all’autostima e alla fiducia in se stessi, che emergono, ad esempio, parlando con il giocatore).

Come utilizzare le griglie di osservazione

L’allenatore potrà compilarle inserendo una valutazione numerica su una scala da 1 a 5, seguendo la legenda inclusa.

È opportuno fare il più possibile attenzione a quei fenomeni che possono inficiare l’osservazione e che ho spiegato in questo precedente articolo.

Per trarre conclusioni utili per la pratica, i dati andranno poi elaborati.

Sommando i punteggi ottenuti per ogni riga (Tobiettivo), ad esempio, e rappresentandoli graficamente, si avrà una visione di quali siano gli obiettivi su cui lavorare maggiormente a livello di gruppo-squadra, mentre sommando i punteggi in ciascuna colonna (Tarea) si potrà individuare quali bambini possiedano maggiori abilità/competenze nelle varie aree e quali siano quelli più deboli da questo punto di vista.

A partire da questi dati e dalle considerazioni che ne scaturiranno, sarà possibile programmare la stagione sportiva, in termini di obiettivi da raggiungere, a partire dai requisiti che i bambini già possiedono e che avremo avuto modo di osservare e rilevare.

L’allenatore può modificare gli indicatori, adattandoli al suo gruppo, e inserire gli obiettivi specifici del rugby (che volutamente non ho indicato in griglia), relativi alla categoria Under 8.

Se necessario, si può fare riferimento agli indicatori per la categoria inferiore (Under 6), in caso di mancata acquisizione di alcune abilità nelle fasi precedenti.

Nella griglia relativa all’area motoria sono evidenziate le fasi sensibili (margini e piena fase sensibile).

Consiglio un’attenta lettura iniziale degli indicatori, ma un’osservazione di circa 4 settimane per compilare le griglie, che andranno riconsiderate per nuove valutazioni periodiche nel corso dell’anno per orientare l’azione didattica, e poi alla fine della stagione sportiva, per valutare i risultati.

La programmazione che scaturisce dall’osservazione è flessibile e non rigida: se dovessero presentarsi particolari esigenze e condizioni, sulla base delle risposte dei giocatori alle attività, l’allenatore può e dovrebbe rivedere ciò che aveva inizialmente programmato.

Infine, è necessario che la programmazione dell’allenatore sia condivisa con le famiglie dei piccoli giocatori, perché conterrà molti obiettivi che si conseguono lavorando INSIEME (“La stessa meta”!).

Condividere per progredire

Le griglie di osservazione per la categoria Under 8 sono scaricabili cliccando sul pulsante di download sottostante e ne illustro l’utilizzo in questo video.

Sono fornite in formato .pdf, ma possono essere richieste gratuitamente come foglio di calcolo editabile, (con la possibilità, quindi, di elaborare i dati raccolti), contattandomi via e-mail, Facebook, Instagram.

Per qualsiasi chiarimento sull’utilizzo di questi strumenti, dubbio, suggerimento, critica (costruttiva!), rimando alla sezione “contatti” di questo blog.

Buon lavoro!

Programmare nel rugby di base: UNDER 6

Condivisione di strumenti per programmare la nuova stagione sportiva a misura del gruppo squadra.

Quali sono gli obiettivi da conseguire quest’anno con i piccoli rugbisti Under 6?

Nel precedente articolo (Guidati dai dati. Osservare per programmare nel rugby di base.), abbiamo analizzato l’importanza del processo di osservazione per poter programmare attività adeguate al gruppo che alleniamo. Si è parlato, inoltre, della necessità di rivolgere la nostra attenzione a quei fenomeni (motori e comportamentali) ritenuti significativi per ogni area di funzionamento, in base all’età di bambini e ragazzi, predisponendo strumenti adeguati per la registrazione dei dati, contenenti indicatori che corrispondono ad azioni rilevabili nella pratica.

A partire da questi dati, potremo poi orientare le nostre scelte sul percorso che vogliamo proporre, come allenatori, ai componenti della nostra squadra.

Nelle prossime settimane, a partire da oggi, pubblicherò qui sul blog strumenti per l’osservazione strutturata nelle categorie del rugby di base Under 6, Under 8, Under 10, Under 12, Under 14.

Da dove iniziare

Ci troviamo all’inizio di una nuova (e particolare) stagione sportiva, i bambini tornano al campo ed è tempo di individuare gli obiettivi che vogliamo conseguire con loro nei prossimi mesi, mettendo “nero su bianco” la nostra programmazione annuale.

In base a cosa definiamo questi obiettivi?

Credo che dovremmo dare risposta a due domande:

  1. Chi sono i giocatori Under 6?
  2. Chi sono “I MIEI” giocatori Under 6?

A. La prima domanda è piuttosto generale e per rispondere è necessario prendere in considerazione la tappa di sviluppo nella quale si trovano i bambini nell’età della categoria in questione.

Considerando ogni area di funzionamento, è possibile individuare le principali caratteristiche tipiche di questa fascia di età.

Area cognitiva

  • I tempi di attenzione tendono ad essere ancora piuttosto brevi, anche se si prolungheranno progressivamente. Per questo motivo è importante che le attività proposte siano ricche di variazioni (anche sullo stesso “tema”).
  • I bambini comprendono situazioni concrete e si basano molto sull’evidenza visiva (è quasi sempre fondamentale la dimostrazione pratica di ciò che si sta dicendo/spiegando).
  • Soprattutto i più piccoli, “mescolano” ancora il pensiero fantastico con la realtà. Questo può essere, in diversi momenti, un elemento da sfruttare vantaggiosamente nelle proposte di attività (imitare, impersonare, trovare varianti e soluzioni fantasiose, “far finta di…”).

Area motoria

  • Si osserva un grande desiderio di movimento, di esplorare, di conoscere cose nuove.
  • I movimenti non appaiono generalmente fluidi, ma “a scatti” o poco controllati.
  • Le capacità coordinative sono scarsamente sviluppate, poiché richiedono un’ulteriore maturazione del Sistema Nervoso per poter progredire (nonché adeguati stimoli ambientali per svilupparsi adeguatamente!)
  • La capacità di afferrare al volo la palla è ancora poco sviluppata (soprattutto sotto i 6 anni).
  • Si osserva una buona mobilità articolare.
  • I bambini Under 6 si trovano nella fase sensibile per lo sviluppo e l’affinamento delle capacità sensopercettive, che vanno perciò adeguatamente stimolate in questo periodo.
  • Nell’ultimo anno di Under 6, inizia la fase sensibile per le capacità di ritmo e di reazione.
  • Si afferma la dominanza laterale (destra-sinistra) e la conseguente lateralità.

Le “fasi sensibili” sono periodi particolari nello sviluppo psicomotorio dell’individuo, durante i quali la possibilità di miglioramento di alcune capacità è massima, rispetto ad altri periodi della vita.

Area sociale

  • I bambini giocano e si relazionano con altri bambini e con gli adulti, anche se mantengono un certo egocentrismo (generalmente non distinguono il punto di vista di altre persone dal proprio).
  • Iniziano a rispettare le regole, anche se non sempre in maniera autonoma.
  • Possono iniziare ad assumere piccoli incarichi di responsabilità verso gli altri.

Area affettivo-relazionale

  • I bambini possono gestire le emozioni, soprattutto negative (frustrazione, rabbia, paura,…) con la mediazione dell’adulto.

Area dell’autonomia

  • I bambini di questa fascia d’età sono generalmente in grado di occuparsi della propria igiene personale, di vestirsi e svestirsi, di riordinare gli oggetti personali, anche se necessitano spesso di essere sollecitati o guidati dall’adulto.

Area della comunicazione

  • Il linguaggio verbale è sufficientemente sviluppato (sia nella comprensione, sia nella produzione) e si arricchisce gradualmente.

B. La seconda domanda (Chi sono “I MIEI” giocatori Under 6?) richiede all’allenatore di osservare il proprio gruppo di bambini nello specifico e di individuare le loro caratteristiche, rispetto a quelle di riferimento per la  fascia d’età considerata.

Le caratteristiche individuali, infatti, sono variabili (per particolarità genetiche, per influenze ambientali, ecc.) e non è detto che tutti i piccoli giocatori aderiscano alla perfezione al modello teorico esposto sopra… anzi, vi sono notevoli probabilità che non sia così.

Accanto alla conoscenza di quali siano le caratteristiche tipiche della fascia d’età considerata (elencate nel punto A.), è necessario osservare i singoli individui ed effettuare una registrazione dei dati che rileviamo. In questo modo, avremo una visione sufficientemente ampia per capire quali siano i bisogni del nostro gruppo-squadra, dei singoli individui e in quali aree.

Le schede di osservazione per l’Under 6, che propongo in allegato, riportano vari indicatori suddivisi per aree di funzionamento.

Senza nessuna pretesa di scientificità, si tratta di strumenti pratici che consentono di tradurre le generalizzazioni (“il bambino è distratto”, “il bambino è goffo”…) in azioni osservabili, per orientare la propria attenzione su aspetti concreti e circoscrivibili.

La griglia strutturata rappresenta uno strumento che coniuga la praticità d’uso con la necessità di “fissare le informazioni” senza far ricorso alla memoria, con il rischio di eventuali “distorsioni”. Inoltre, restringe il campo di osservazione, perché non sarebbe possibile per un allenatore osservare e analizzare informazioni su tutti gli aspetti della persona.

L’allenatore potrà quindi focalizzare la propria attenzione sulle caratteristiche principali dei giocatori in diverse aree, scegliere con criterio quali obiettivi conseguire e poi poterli valutare (“cosa è cambiato dal prima al dopo?”).

La griglia deve affiancare, ovviamente, le abilità relazionali dell’allenatore, la sua empatia, ed eventuali altre misurazioni oggettive. Non è uno strumento esaustivo di tutte le possibili forme di espressione di ogni capacità, per ovvie ragioni di complessità, ma contiene le principali manifestazioni che un allenatore di rugby può osservare nel suo gruppo di piccoli giocatori.

Non si richiede di arrivare a livelli di dettaglio estremi di osservazione e valutazione, perché ciò non sarebbe logisticamente possibile e richiederebbe troppo tempo ed energie.

Inoltre, ci saranno aspetti che si potranno osservare più approfonditamente e altri meno (come quelli relativi all’autostima e alla fiducia in se stessi, che emergono, ad esempio, parlando con il giocatore).

Come utilizzare le griglie di osservazione

L’allenatore potrà compilarle inserendo una valutazione numerica su una scala da 1 a 5, seguendo la legenda inclusa.

È opportuno fare il più possibile attenzione a quei fenomeni che possono inficiare l’osservazione e che ho spiegato in questo precedente articolo.

Per trarre conclusioni utili per la pratica, i dati andranno poi elaborati.

Sommando i punteggi ottenuti per ogni riga (Tobiettivo), ad esempio, e rappresentandoli graficamente, si avrà una visione di quali siano gli obiettivi su cui lavorare maggiormente a livello di gruppo-squadra, mentre sommando i punteggi in ciascuna colonna (Tarea) si potrà individuare quali bambini possiedano maggiori abilità/competenze nelle varie aree e quali siano quelli più deboli da questo punto di vista.

A partire da questi dati e dalle considerazioni che ne scaturiranno, sarà possibile programmare la stagione sportiva, in termini di obiettivi da raggiungere, tenendo presenti i requisiti che i bambini già possiedono e che avremo avuto modo di osservare e rilevare.

L’allenatore può modificare gli indicatori, adattandoli al suo gruppo, e inserire gli obiettivi specifici del rugby (che volutamente non ho indicato in griglia), relativi alla categoria Under 6.

Nella griglia relativa all’area motoria sono evidenziate le fasi sensibili (margini e piena fase sensibile).

Consiglio un’attenta lettura iniziale degli indicatori, ma un’osservazione di circa quattro settimane per compilare le griglie, che andranno riconsiderate per nuove valutazioni periodiche nel corso dell’anno per orientare l’azione didattica, e poi alla fine della stagione sportiva, per valutare i risultati.

La programmazione che scaturisce dall’osservazione è flessibile e non rigida: se dovessero presentarsi particolari esigenze e condizioni, sulla base delle risposte dei giocatori alle attività, l’allenatore può e dovrebbe rivedere ciò che aveva inizialmente programmato.

Infine, è necessario che la programmazione dell’allenatore sia condivisa con le famiglie dei piccoli giocatori, perché conterrà molti obiettivi che si conseguono lavorando INSIEME (“La stessa meta”!).

Condividere per progredire

Le griglie di osservazione per la categoria Under 6 sono scaricabili cliccando sul pulsante di download sottostante e ne illustro l’utilizzo in questo video.

Sono fornite in formato .pdf, ma possono essere richieste gratuitamente come foglio di calcolo editabile (con la possibilità, quindi, di elaborare i dati raccolti), contattandomi via e-mail, Facebook, Instagram.

Per qualsiasi chiarimento sull’utilizzo di questi strumenti, dubbio, suggerimento, critica (costruttiva!), rimando alla sezione “contatti” di questo blog.

Buon lavoro!

Guidati dai dati

Osservare per programmare nel rugby di base.

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Avete mai provato a tirare una palla da rugby?

Se siete interessati a ciò che state per leggere, molto probabilmente la risposta è “sì!”.

E quindi avete imparato benissimo che, nonostante siate consapevoli di dove la tirate, non avete mai la certezza di dove andrà a finire dopo il rimbalzo.

Direi che, già solo per questo, il rugby è uno sport che abitua a “gestire l’imprevedibile“, con la consapevolezza dei propri limiti  come singoli. Ecco perché si  gioca in squadra.

In questo momento, “l’imprevedibile” da fronteggiare è ancora, per tutti noi, l’epidemia da Covid-19, che ha avuto (e continua ad avere) disastrosi effetti sulla salute fisica e psicologica delle persone, sulle relazioni sociali, sull’economia dei Paesi in ogni continente.

Non possiamo del tutto prevedere quali saranno le conseguenze a lungo termine della particolare situazione che tutti stiamo attraversando, ma il rugby insegna e abitua ad affrontare le difficoltà, a rialzarsi dopo ogni caduta e a riprendere ad avanzare verso la meta.

Esattamente ciò che molti di noi stanno facendo in questo momento.

La ripresa delle attività a settembre vedrà ancora la necessità di un rigoroso rispetto dei protocolli di prevenzione del contagio, ma nonostante questo si cerca di organizzare al meglio la prossima stagione sportiva.

Una delle necessità principali sarà quella di programmare accuratamente le attività, tenendo conto di tutto ciò, scegliendo i contenuti, i mezzi e i metodi ritenuti più adeguati in questa particolare situazione.

Per fare questo, il primo passo sarà osservare.

Osservare è fondamentale per l’allenatore in tutti i casi e ancor di più in questo momento.

Osservare consente di avere dati a partire dai quali scegliere obiettivi, progettare e programmare attività, in un’ottica che mette al centro il giocatore, le sue caratteristiche e le sue necessità a tutti i livelli, ma in particolare nel rugby di base, dove l’allenatore è prima un educatore.

L’importanza dell’osservazione

Osservare non equivale a guardare.

L’osservazione è una registrazione di informazioni, effettuata attraverso la selezione di alcuni aspetti della realtà e la loro interpretazione. Nell’osservare si ha dunque l’esplicito obiettivo di comprendere un fenomeno.

È possibile programmare interventi educativi mirati secondo le specifiche condizioni di partenza e secondo le caratteristiche proprie di ogni persona, se si utilizza una modalità di osservazione adeguata allo scopo. Nel caso di giocatori in età evolutiva (ma non solo), è molto importante che l’osservazione sia rivolta a tutte le aree di funzionamento del soggetto, in relazione con l’ambiente circostante. Questo significa osservare lo stesso bambino/ragazzo da una pluralità di punti di vista ben definiti.

Perché osservare

Nei processi di insegnamento, l’osservazione si esplica come registrazione di comportamenti (abilità, risposte a stimoli, …).

Queste registrazioni devono poi essere interpretate per selezionare obiettivi di apprendimento adeguati (adeguati ai nostri giocatori, non a programmazioni “standard” per categoria!), cioè per progettare la nostra azione didattica, scegliendo i contenuti, i mezzi e le metodologie di allenamento.

I tipi di osservazione

Esistono numerosi stili di osservazione, ma la differenza che può interessare un allenatore di rugby di base è quella che riporto nella figura sottostante: la differenza tra osservazione occasionale e osservazione sistematica.

L’osservazione occasionale è quella che quotidianamente viene applicata per rilevare informazioni su ciò che ci circonda o su un determinato fenomeno, in forma spontanea e prevalentemente non intenzionale. L’allenatore applica normalmente di questo tipo di osservazione quando guarda i comportamenti e le abilità dei giocatori senza ricorrere a strumenti strutturati di registrazione, traendo magari anche informazioni utili, destinate però ad essere facilmente distorte, dimenticate o in parte tralasciate.

L’osservazione sistematica è applicata con scopi specifici di conoscenza e di comprensione dei fenomeni. L’allenatore che stabilisce tempi e spazi dedicati, che utilizza tecniche e strumenti per registrare ciò che osserva (griglie strutturate, test motori, indicatori standardizzati…), con la possibilità di poter ripetere l’osservazione con gli stessi criteri, può trarre informazioni dall’elaborazione dei dati raccolti, riducendo i rischi legati a impressioni personali o a rilevazioni generiche e monitorando nel tempo i cambiamenti che intervengono nel suo gruppo-squadra.

Cosa osservare

Dopo aver analizzato le motivazioni che giustificano la necessità di osservare sistematicamente, è necessario delimitare il campo della nostra osservazione.

Non sarebbe infatti possibile rilevare e registrare informazioni di ogni tipo o estremamente dettagliate, per ovvi motivi di tipo organizzativo (richiederebbe all’allenatore l’impiego di troppo tempo ed energie, a scapito del resto delle attività da svolgere).

Sarà opportuno osservare, dunque, quei fenomeni (motori e comportamentali) ritenuti significativi per ogni area di funzionamento, in base all’età di bambini e ragazzi, predisponendo strumenti come griglie strutturate, contenenti indicatori che corrispondono ad azioni rilevabili nella pratica.

Ciò può sembrare riduttivo, ma si rivela utile per la definizione degli obiettivi di apprendimento, per la successiva programmazione delle attività per l’intero anno (con un’opportuna distribuzione nei mesi e nelle settimane) e per la successiva valutazione (in itinere e finale) del nostro lavoro.

Nel prossimo articolo sul blog vedremo come strutturare i nostri strumenti di osservazione e come utilizzarli.

Quando osservare

  • All’inizio della stagione sportiva, soprattutto se ci è stato affidato un nuovo gruppo di bambini/ragazzi, ma anche se seguiremo lo stesso gruppo della stagione passata. Leggiamo e teniamo a mente gli indicatori, ma attendiamo qualche settimana (almeno quattro) prima di compilare la nostra griglia.
  • In itinere, durante la stagione sportiva. È possibile stabilire una cadenza con la quale effettuare rilevazioni o fissare delle date/periodi specifici per farlo. È molto importante considerare che le informazioni provenienti da questa fase ci consentono di avere un feedback sulla situazione e di rivedere eventualmente la nostra programmazione.
  • Alla fine della stagione sportiva. Confrontando i dati, avremo la possibilità di valutare se c’è stata evoluzione, in quali aree o obiettivi, e in quali ambiti non saremo invece riusciti ad ottenere risultati soddisfacenti e perché.

Difficoltà nel processo di osservazione

Esistono fenomeni e componenti che possono influenzare l’osservatore, di cui è opportuno essere consapevoli al fine di tentare di ridurli il più possibile.

  • Effetto alone: l’osservazione è condizionata da una caratteristica positiva o negativa emergente di un soggetto (il bambino/ragazzo, nel nostro caso), che si riflette in un’impressione generale su di lui.
  • Effetto Pigmalione: le aspettative e le opinioni dell’osservatore influenzano colui che viene osservato. Ad esempio, se l’allenatore considera un bambino poco dotato, si relazionerà con lui (anche in maniera inconscia) in modo da cercare conferma della sua opinione. Il bambino, trattato in tal modo, tenderà ad adeguare il suo comportamento all’opinione che l’allenatore ha di lui, finendo per confermare il pregiudizio iniziale.
  • Personalità dell’osservatore: può tendere a valorizzare, minimizzare o ignorare informazioni.

In  conclusione

L’osservazione quotidiana che si fa sul proprio gruppo di giocatori risulta in genere, fisiologicamente, poco rigorosa.

In assenza di osservazioni sistematiche, gli interventi e le proposte rivolti al gruppo di giocatori sono affidati alle scelte teoriche operate dall’allenatore, anziché essere basati sulle caratteristiche e le esigenze dei bambini/ragazzi.

Chiaramente, l’allenatore utilizzerà comunque l’osservazione occasionale quotidiana, che non è certo da demonizzare o eliminare, ma occorre essere consapevoli che questa, da sola, non ci darà la possibilità di orientare bene l’azione didattica.

Lavoriamo con organismi in crescita e con personalità in fase di sviluppo, caratterizzati da modificazioni più o meno repentine ed evidenti, a seconda delle fasce d’età, per cui è necessaria la maggiore consapevolezza e preparazione possibile, sia in ambito tecnico e metodologico, sia in quello pedagogico.

Grazie a un’osservazione ben condotta e alle riflessioni che ne scaturiscono, l’attenzione e le risorse dell’allenatore vengono condotte all’analisi della situazione, sugli obiettivi da porsi per la formazione integrale dei giovani con i quali opera, sui fattori da tenere in considerazione per una buona riuscita, utilizzando lo sport come mezzo e non come fine.

Nel prossimo articolo sul blog vedremo come strutturare i nostri strumenti di osservazione e come utilizzarli.

“Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si prende mai la cura di osservare”. (A.C. Doyle)

Come il rugby agisce dove lo sguardo non arriva

L’approccio per aree di funzionamento nel rugby di base.

Se dicessimo agli allenatori che possono influire sulle abilità di lettura, scrittura, calcolo, sulle abilità logico-matematiche, sul linguaggio, sulla capacità di apprendimento dei bambini e dei ragazzi a scuola e nella vita futura, troveremmo una totale consapevolezza di ciò?

E se dicessimo loro che contribuiscono alla costruzione di un preziosissimo “capitale sociale”?

L’allenatore di rugby di base si occupa certamente, oltre che degli aspetti motori e tecnico-tattici connessi al gioco, anche di quelli relazionali, affettivi e di trasmettere i valori dello sport.

Non sempre, però, la riflessione si pone su elementi legati al funzionamento cognitivo, all’autonomia personale, alla comunicazione, ai fattori che determinano il rendimento scolastico o la futura vita adulta.

Eppure l’allenatore, tramite il rugby, può incidere anche significativamente su queste e altre componenti che caratterizzano ogni bambino o ragazzo.

Le metodologie didattiche più attuali pongono il giocatore al centro del processo di insegnamento-apprendimento, poiché sono incentrate sui bisogni e le caratteristiche dei praticanti.

Questo richiede un approfondimento dei temi educativi e dello sviluppo del giocatore come persona.

Una riflessione accurata e dettagliata su tali questioni appare necessaria affinché gli allenatori, soggetti che insegnano e educano[1], così come la scuola e la famiglia, possano avvalersi di strumenti e metodologie di lavoro utili e adeguati.

Uno degli elementi da considerare, in questo scenario, è il fatto che spesso gli allenatori lavorano con i bambini/ragazzi quantitativamente di più degli insegnanti di certe discipline scolastiche.

L’esempio più eclatante è quello dei ragazzi che frequentano la scuola secondaria, che svolgono sole due ore settimanali di lezione di scienze motorie, ma si allenano al campo magari per tre/sei ore a settimana, più la partita.

Non può essere quindi trascurato il fatto che, anche sul piano dello sviluppo motorio, l’allenatore arrivi spesso ad essere maggiormente influente di un docente di scienze motorie a scuola, almeno quantitativamente.

Sebbene ciò continui a rappresentare una grave carenza nel sistema scolastico italiano, che trascura da decenni l’educazione motoria dimenticando che attraverso essa passa lo sviluppo dell’intera persona (negli aspetti cognitivi, affettivi, relazionali, linguistici, logico-matematici, motori, dell’autonomia e sociali), occorre prendere atto delle evidenze.

In molte realtà rugbistiche italiane (soprattutto in piccole realtà), gli allenatori sono persone di buona volontà e grande passione, molte volte ex giocatori, o genitori di bambini e ragazzi praticanti, persone che nella vita quotidiana svolgono impieghi diversi, che magari hanno poco o nulla a che fare con la formazione dei giovani. Si tratta però di risorse umane preziosissime e irrinunciabili, che letteralmente “tengono in piedi” le società di rugby sul territorio nazionale e che spesso operano in condizioni difficili, insieme a dirigenti, accompagnatori, genitori, formando un vero e proprio “esercito di volontari”.

Queste figure dovrebbero essere adeguatamente sostenute, oltre che sul piano tecnico e metodologico, anche e soprattutto riguardo agli aspetti pedagogici, dato il ruolo rilevante che assumono nello sviluppo di persone in età evolutiva.

L’approccio che propongo in questo blog è basato sull’individuazione e l’analisi di sei aree di funzionamento, che riguardano ogni persona.

Il funzionamento di ogni individuo può essere infatti descritto e analizzato in relazione a diversi aspetti, considerati e definiti come aree.

L’ispirazione di tale visione è di tipo sanitario e scolastico, ma il modello è ben riferibile all’ambito sportivo e rugbistico in particolare.

Le aree di funzionamento, che saranno meglio illustrate e approfondite nei prossimi articoli, sono:

  1. Area cognitiva
  2. Area motoria
  3. Area sociale
  4. Area affettivo-relazionale
  5. Area dell’autonomia
  6. Area della comunicazione

Il tema della formazione integrale (o globale) della persona è generalmente condiviso tra gli educatori/allenatori di rugby, ma il riferimento alla pratica appare spesso abbastanza nebuloso…

Cosa significa, in termini pratici, “promuovere la formazione integrale dell’individuo”?

Su  che cosa bisogna intervenire?

E come?

Quando?

Perché?

Ecco il motivo della definizione esplicita delle aree, che ovviamente non sono compartimenti separati nella persona, poiché le loro caratteristiche interagiscono e si compenetrano, rappresentando le varie “sfaccettature” del funzionamento di ogni individuo, che è un’unità inscindibile.

Personalmente, sono convinta che vi siano già allenatori che intervengono su tali aspetti, magari con differenti livelli di cognizione e con programmazioni più o meno dettagliate, ma ritengo utile estendere la riflessione all’intera comunità del rugby di base.

Ma perché un allenatore dovrebbe essere interessato e interrogarsi su tali concetti?

Semplicemente perché, con maggiore o minore consapevolezza, egli agisce su ognuna delle aree di funzionamento, anche se ciò potrebbe non apparirgli immediatamente possibile o evidente. È opportuno, invece, che ne sia pienamente consapevole.

In un’ipotetica pianificazione annuale, sarebbe opportuno che l’allenatore prevedesse obiettivi di sviluppo relativamente a ciascuna delle aree (…Sì, anche con sole due ore di allenamento a settimana!), confrontandosi, direttamente o indirettamente, con gli altri soggetti educativi coinvolti: famiglia, scuola, Club di appartenenza.

Lo sport è un potente mezzo per agire su molti aspetti negli individui in fase di sviluppo e proporre uno sport come il rugby in età infantile e adolescenziale contribuisce all’evoluzione dei bambini/ragazzi in ognuna delle aree considerate.

L’analisi delle diverse aree consente di osservare e descrivere i vari livelli di sviluppo delle capacità e abilità, di riconoscere le potenzialità e le difficoltà di ogni individuo, di poter effettuare una programmazione adeguata degli obiettivi da conseguire e di poterne successivamente valutare i risultati.

Ogni individuo è frutto dell’interazione tra fattori genetici e ambientali, intendendo con questi ultimi l’ambiente di vita, la cultura, la famiglia, la nutrizione, gli stimoli ricevuti, le esperienze effettuate, l’istruzione, l’accesso alle cure e tutto ciò che può avere un’influenza sullo sviluppo dell’individuo stesso (in ogni area!).

L’interazione tra i due tipi di fattori (genetica+ambiente) incide sull’intero percorso di vita della persona e assume un ruolo particolarmente significativo durante lo sviluppo.

Per ogni area sono dunque individuabili caratteristiche, potenzialità e difficoltà che, in quanto influenzabili dai fattori ambientali (di cui fa parte la pratica sportiva), possono essere modificate e sviluppate con interventi adeguati.

Le conseguenze sull’alto livello sportivo.

Il lavoro su ogni area si rivela proficuo anche ai fini dell’ambito “puramente rugbistico”, influenzando positivamente l’evoluzione del giocatore e la sua carriera sportiva negli anni successivi, eventualmente fino a raggiungere l’alto livello.

I vari ruoli in una squadra di rugby richiedono infatti, oltre alle capacità fisiche, tecniche e tattiche (che rappresentano una base comune imprescindibile), lo sviluppo di molte altre caratteristiche personali, in apparenza non strettamente legate alla prestazione.

Un giocatore di alto livello dovrà infatti dimostrare particolare efficacia anche negli aspetti relativi alle capacità comunicative e relazionali, all’assunzione di responsabilità nelle scelte in campo, alla qualità delle decisioni assunte, alla condotta fuori dal campo; dovrà avere ottime capacità di concentrazione, attenzione, autocontrollo, perseveranza, assertività; dovrà gestire correttamente le proprie emozioni, controllandole senza tentare di sopprimerle e senza divenirne preda; dovrà essere capace di porsi obiettivi ambiziosi e di conseguirli, ma anche di tollerare le frustrazioni e gli insuccessi senza cedere e di imparare dagli errori.

Tutte queste capacità non si generano dal nulla e non possiamo permettere che giungano da esperienze fortuite: in altre parole, vanno previste e programmate, intenzionalmente. Ricordando sempre che, anche qualora l’obiettivo del ragazzo non sia l’alto livello sportivo (come accade in un’altissima percentuale di casi), queste caratteristiche andranno a comporre la personalità e a determinare le scelte e le azioni di futuri cittadini adulti: il capitale sociale di cui parlavo all’inizio.


[1] Nel senso etimologico dei termini: dal latino insignare, imprimere un segno (nella mente dei discenti) e dal latino educere, trarre fuori, sviluppare le potenzialità della persona.

“Ludendo docere”

Lo stretto legame tra l’area cognitiva e quella motoria in un gioco per il rugby di base, dall’Under 8 in su: Somma 10.

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In questi giorni di ripresa, dopo molte settimane di pausa dovute alla pandemia, bambini e ragazzi tornano sul campo da rugby, insieme ai loro allenatori. Da pochi giorni è anche nuovamente consentito tornare a passarsi la palla, anche se con le dovute precauzioni igienico-sanitarie.

Sicuramente, uno degli obiettivi principali dell’allenatore sarà ricostruire il gruppo che si è lasciato e i cui membri per lungo tempo non hanno avuto modo di interagire in maniera diretta gli uni con gli altri. Per questo motivo, è importante ripartire in un clima di serenità e divertimento, ponendo in primo piano gli aspetti ludici e di coinvolgimento emotivo, suscitare emozioni positive nei partecipanti e dar loro modo di ritrovare la gioia di stare in gruppo. Questo vale ancor di più nel caso di bambini e ragazzi, che potrebbero aver risentito anche in maniera importante dell’isolamento a cui tutti siamo stati costretti per mesi.

Saranno prioritarie, quindi, le attività ludiche, attraverso le quali insegneremo però sempre qualcosa, applicando il principio dell’espressione latina ludendo docere (“insegnare giocando”, “insegnare divertendo”).

Nell’ottica  in cui movimento non è mai fine a se stesso, questa proposta coniuga elementi prettamente cognitivi ad obiettivi di sviluppo motorio generale e rugbistico in particolare, in un clima relazionale giocoso e, volendo, di “sfida” con gli altri, che rappresenta una forma di interazione particolarmente gradita soprattutto ai bambini più grandi e agli adolescenti.

Tale attività coinvolge intensamente il funzionamento cognitivo dei partecipanti, senza il quale il gioco non potrebbe realizzarsi.

Si tratta di un’attività molto flessibile, che può essere proposta a partire dall’Under 8 (o comunque in caso di bambini che abbiano i prerequisiti di calcolo di una somma che dia come risultato 10), ma è assolutamente proponibile alle categorie superiori (arrivando anche agli adulti) modificandone le variabili, come spiegato nella scheda-attività scaricabile.

Può essere  inserito l’uso del pallone, senza o con il passaggio, rispettando le dovute procedure di sanificazione previste dal protocollo FIR dell’8 giugno 2020.

È possibile sviluppare gli schemi motori di base, le capacità coordinative, le abilità utili nel rugby insieme a numerose funzioni che riguardano più strettamente l’area cognitiva, come:

  • attenzione,
  • memoria di lavoro,
  • memoria a breve e lungo termine,
  • inibizione degli stimoli irrilevanti,
  • metacognizione (la consapevolezza dei propri processi cognitivi, “l’imparare ad imparare”, con le dovute domande da parte dell’allenatore, inserite nella NOTA METODOLOGICA della scheda-attività),
  • abilità logico-matematiche.

L’attività “Somma 10” è scaricabile qui sotto.

Lo scambio di esperienze, i commenti e le osservazioni sulle attività proposte sono sempre i benvenuti!

Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee”

(G.B. Shaw)

1,2,3… freeze! Allenare il cervello (più o meno consapevolmente) divertendosi.

Un’altra proposta di attività per il rugby di base, dall’Under 6 in su.

Photo by jonas mohamadi on Pexels.com

L’attività di allenamento per gli sport di squadra, compreso il rugby, è da poco ripresa per molti Club, con la necessità di rispettare il protocollo di prevenzione del contagio da Covid-19.

Ciò tende a limitare notevolmente l’interazione tra i membri del gruppo-squadra, per cui è necessario rivedere i contenuti proposti durante l’attività sul campo, ricercandola ogni volta che è possibile e in qualsiasi forma consentita in sicurezza.

Presento quindi un’altra attività in forma ludica per il rugby di base, che può essere proposta a partire dall’Under 6 e modulata con diversi gradi di complessità per le categorie superiori.

Si tratta di un’attività ispirata a un gioco tradizionale, con regole semplici, ma per nulla banale.

Sono rispettati criteri che vanno strettamente tenuti in considerazione in questo particolare periodo:

  • la corretta distanza interpersonale, sia laterale, sia frontale;
  • evitare che si formi la “scia”, creata nelle situazioni di corsa o camminata uno dietro l’altro;
  • l’eventuale manipolazione del pallone, che può essere inserito nel gioco per esercitare abilità solo in forma individuale, avviene senza passaggio da un giocatore all’altro (il passaggio del pallone è infatti vietato nel protocollo di prevenzione del contagio).

L’attività proposta coinvolge e stimola gran parte delle capacità coordinative, il cui sviluppo consente di porre le basi per i futuri apprendimenti non solo motori, ma anche, ad esempio, scolastici (legati al linguaggio, alla scrittura, alla lettura, al calcolo).

Le capacità coordinative sulle quali questo gioco incide in maniera particolare sono le seguenti:

  • combinazione: coordinare il movimento di diversi segmenti corporei e le varie successioni di movimenti, ancor di più se viene utilizzato anche il pallone o altri attrezzi da maneggiare;
  • differenziazione cinestesica: eseguire con precisione le varie parti di un movimento, dosando opportunamente la forza impiegata per ottenere la giusta velocità o ampiezza, in base allo scopo che si intende ottenere;
  • equilibrio statico e dinamico: mantenere una condizione di equilibrio sia in posizione statica, sia in condizioni che prevedono movimento (questa capacità è fortemente sollecitata, in questo gioco, nelle fasi di arresto improvviso, provenendo da una situazione dinamica come la corsa o il salto, e viceversa);
  • ritmo: capacità di realizzare un movimento secondo una scansione ritmica/temporale, in questo caso se si sceglie di utilizzare ostacoli da saltare o altri delimitatori a terra che inducono a eseguire il movimento con un certo ritmo;
  • reazione:  capacità di eseguire un’azione in risposta a uno stimolo, che in questo caso sarà in alcuni momenti acustico, in altri momenti visivo.

Dal punto di vista cognitivo, è possibile individuare due Funzioni Esecutive coinvolte in maniera preponderante:

  • l’inibizione, che in questo gioco si esprime con la capacità di selezionare le informazioni rilevanti, focalizzando su di esse l’attenzione, evitando di concentrarsi su elementi distraenti, e di autocontrollare le proprie azioni e reazioni;
  • l’attenzione: la capacità di selezionare e “filtrare” le informazioni da elaborare. Nell’attività proposta, l’attenzione è sollecitata in particolare nelle sue forme di attenzione spaziale (dove?), temporale (quando?), sostenuta (per quanto tempo?). È necessario ricordare che esercitare la capacità di attenzione è fondamentale per apprendimenti di qualsiasi tipo, non solo strettamente legati alle attività motorie, e quindi importantissimo per lo sviluppo generale dei bambini e dei ragazzi.

L’attività “1,2,3… freeze!” è scaricabile qui sotto.

Buon divertimento!

Un’idea di attività per la ripresa degli allenamenti nel rugby di base: “Tris sul campo”.

Suggerimenti di attività per la ripresa degli allenamenti di rugby di base, nel rispetto del protocollo di sicurezza emanato dalla FIR per contenere il rischio di contagio da Covid-19.

La pandemia da Covid-19 ha fermato le attività sportive di gruppo per molte settimane. 

Da pochi giorni le società sportive hanno la possibilità di riprendere gli allenamenti, con stretta osservanza dei protocolli di prevenzione del contagio, e anche il rugby di base può tornare in campo.

Gli allenatori si trovano, inevitabilmente, a dover riesaminare i contenuti delle loro sessioni, nonché le metodologie, gli spazi, le attrezzature utilizzate.

La necessità di rispettare i protocolli di sicurezza per la ripresa degli allenamenti non rende possibile effettuare molti dei giochi e delle attività che venivano praticati prima della pandemia.

In molti casi sarà necessario quindi rivedere la propria “cassetta degli attrezzi”: gli strumenti e i  contenuti che avevamo programmato prima che la pandemia causasse la sospensione delle attività sportive.

Anche per i bambini e i ragazzi, la ripresa appare certamente un po’ bizzarra: da un lato c’è la gioia di potersi nuovamente recare al campo, incontrare i compagni di squadra e l’allenatore, dall’altro l’obbligo di dover mantenere da loro le corrette distanze.

In uno sport come il rugby, che vive di contatto fisico e di stretta vicinanza, sia tra compagni, sia tra avversari, la necessità di distanziarsi snatura il gioco stesso.

Anzi, di certo lo stravolge.

Anche il passaggio del pallone non è consentito, per evitare contagi.

Ma anziché concentrarsi su ciò che non si può fare, il che è sempre frustrante, guardiamo a ciò che invece si può realizzare in sicurezza.

Il rugby insegna ad avanzare sempre, nonostante le difficoltà.

Approfittiamo dell’impossibilità di usare il pallone in maniera collettiva per far sperimentare ai bambini e ai ragazzi anche nuovi attrezzi, magari anche insoliti, per porli di fronte a nuove richieste motorie e cognitive.

In altre parole, approfittiamo di questo momento per porre il loro cervello (e il nostro!) di fronte a nuove questioni da risolvere e stimoliamo le loro funzioni esecutive (di cui parlerò in un altro post) proponendo loro anche attività diverse da ciò che erano abituati a fare, attività apparentemente avulse dal rugby, ma che rappresentano in realtà una solida base sulla quale costruire future abilità sportive… e non solo!

L’obbligo di rispettare le distanze interpersonali fa sì che ogni appuntamento sul campo possa facilmente rischiare di diventare un allenamento totalmente individuale, svolto da tutti sullo stesso rettangolo d’erba, ma ognuno nel proprio “spazio personale”.

L’interazione con gli altri, che rappresenta l’aspetto più motivante per i giocatori,soprattutto per quelli più giovani, è necessariamente molto limitata e questo rappresenta, per uno sport di squadra, uno degli aspetti da tenere maggiormente in considerazione.

L’allenatore può però attuare delle scelte che consentano di creare situazioni in cui la relazione con l’altro nel gioco sia mantenuta, rispettando contemporaneamente le norme di sicurezza.

Le situazioni di gioco insieme agli altri sono molto importanti sotto molteplici punti di vista: sociale, motorio, cognitivo, affettivo.

La partecipazione dell’altro, non solo come presenza fisica, ma come fonte di stimoli, determina nei bambini e nei ragazzi un forte coinvolgimento non solo emotivo, ma anche relativo alla capacità di problem solving, associata agli aspetti altamente motivanti della relazione con i coetanei e del divertimento.

Dopo aver preso visione del protocollo per la ripresa degli allenamenti in sicurezza, emanato dalla Federazione Italiana Rugby, una delle attività che si possono inserire tra i contenuti per il rugby di base è il “Tris sul campo“.

Questo gioco può essere proposto ai bambini a partire dai 5 anni, ma si rivela valido e stimolante anche per le fasce di età superiori.

Si può adattare alle esigenze delle varie età, dimensioni del gruppo e livelli di sviluppo motorio e può essere realizzato con materiali molto economici e di facile reperibilità, rispettando indicazioni fondamentali, quali:

  • le distanze interpersonali di sicurezza (secondo il protocollo FIR, “la distanza interpersonale minima laterale tra due atleti deve essere non inferiore a 2 metri. Laddove si eseguano esercizi di corsa con atleti in scia [che corrono uno dietro l’altro], la distanza interpersonale minima tra ogni singolo componente deve essere non inferiore ai 10 metri”);
  • l’utilizzo di materiali che vengono manipolati sempre da un solo bambino/ragazzo, personali, lavabili e sanificabili;
  • l’evitamento della “scia” che si crea muovendosi in fila.

È necessario ricordare sempre che il distanziamento interpersonale deve essere proporzionale all’intensità dello sforzo fisico compiuto, che modula l’entità dell’emissione dei droplets, le goccioline emesse respirando.

L’attività “Tris sul campo” è scaricabile qui sotto.