Programmare nel rugby di base: UNDER 6

Condivisione di strumenti per programmare la nuova stagione sportiva a misura del gruppo squadra.

Quali sono gli obiettivi da conseguire quest’anno con i piccoli rugbisti Under 6?

Nel precedente articolo (Guidati dai dati. Osservare per programmare nel rugby di base.), abbiamo analizzato l’importanza del processo di osservazione per poter programmare attività adeguate al gruppo che alleniamo. Si è parlato, inoltre, della necessità di rivolgere la nostra attenzione a quei fenomeni (motori e comportamentali) ritenuti significativi per ogni area di funzionamento, in base all’età di bambini e ragazzi, predisponendo strumenti adeguati per la registrazione dei dati, contenenti indicatori che corrispondono ad azioni rilevabili nella pratica.

A partire da questi dati, potremo poi orientare le nostre scelte sul percorso che vogliamo proporre, come allenatori, ai componenti della nostra squadra.

Nelle prossime settimane, a partire da oggi, pubblicherò qui sul blog strumenti per l’osservazione strutturata nelle categorie del rugby di base Under 6, Under 8, Under 10, Under 12, Under 14.

Da dove iniziare

Ci troviamo all’inizio di una nuova (e particolare) stagione sportiva, i bambini tornano al campo ed è tempo di individuare gli obiettivi che vogliamo conseguire con loro nei prossimi mesi, mettendo “nero su bianco” la nostra programmazione annuale.

In base a cosa definiamo questi obiettivi?

Credo che dovremmo dare risposta a due domande:

  1. Chi sono i giocatori Under 6?
  2. Chi sono “I MIEI” giocatori Under 6?

A. La prima domanda è piuttosto generale e per rispondere è necessario prendere in considerazione la tappa di sviluppo nella quale si trovano i bambini nell’età della categoria in questione.

Considerando ogni area di funzionamento, è possibile individuare le principali caratteristiche tipiche di questa fascia di età.

Area cognitiva

  • I tempi di attenzione tendono ad essere ancora piuttosto brevi, anche se si prolungheranno progressivamente. Per questo motivo è importante che le attività proposte siano ricche di variazioni (anche sullo stesso “tema”).
  • I bambini comprendono situazioni concrete e si basano molto sull’evidenza visiva (è quasi sempre fondamentale la dimostrazione pratica di ciò che si sta dicendo/spiegando).
  • Soprattutto i più piccoli, “mescolano” ancora il pensiero fantastico con la realtà. Questo può essere, in diversi momenti, un elemento da sfruttare vantaggiosamente nelle proposte di attività (imitare, impersonare, trovare varianti e soluzioni fantasiose, “far finta di…”).

Area motoria

  • Si osserva un grande desiderio di movimento, di esplorare, di conoscere cose nuove.
  • I movimenti non appaiono generalmente fluidi, ma “a scatti” o poco controllati.
  • Le capacità coordinative sono scarsamente sviluppate, poiché richiedono un’ulteriore maturazione del Sistema Nervoso per poter progredire (nonché adeguati stimoli ambientali per svilupparsi adeguatamente!)
  • La capacità di afferrare al volo la palla è ancora poco sviluppata (soprattutto sotto i 6 anni).
  • Si osserva una buona mobilità articolare.
  • I bambini Under 6 si trovano nella fase sensibile per lo sviluppo e l’affinamento delle capacità sensopercettive, che vanno perciò adeguatamente stimolate in questo periodo.
  • Nell’ultimo anno di Under 6, inizia la fase sensibile per le capacità di ritmo e di reazione.
  • Si afferma la dominanza laterale (destra-sinistra) e la conseguente lateralità.

Le “fasi sensibili” sono periodi particolari nello sviluppo psicomotorio dell’individuo, durante i quali la possibilità di miglioramento di alcune capacità è massima, rispetto ad altri periodi della vita.

Area sociale

  • I bambini giocano e si relazionano con altri bambini e con gli adulti, anche se mantengono un certo egocentrismo (generalmente non distinguono il punto di vista di altre persone dal proprio).
  • Iniziano a rispettare le regole, anche se non sempre in maniera autonoma.
  • Possono iniziare ad assumere piccoli incarichi di responsabilità verso gli altri.

Area affettivo-relazionale

  • I bambini possono gestire le emozioni, soprattutto negative (frustrazione, rabbia, paura,…) con la mediazione dell’adulto.

Area dell’autonomia

  • I bambini di questa fascia d’età sono generalmente in grado di occuparsi della propria igiene personale, di vestirsi e svestirsi, di riordinare gli oggetti personali, anche se necessitano spesso di essere sollecitati o guidati dall’adulto.

Area della comunicazione

  • Il linguaggio verbale è sufficientemente sviluppato (sia nella comprensione, sia nella produzione) e si arricchisce gradualmente.

B. La seconda domanda (Chi sono “I MIEI” giocatori Under 6?) richiede all’allenatore di osservare il proprio gruppo di bambini nello specifico e di individuare le loro caratteristiche, rispetto a quelle di riferimento per la  fascia d’età considerata.

Le caratteristiche individuali, infatti, sono variabili (per particolarità genetiche, per influenze ambientali, ecc.) e non è detto che tutti i piccoli giocatori aderiscano alla perfezione al modello teorico esposto sopra… anzi, vi sono notevoli probabilità che non sia così.

Accanto alla conoscenza di quali siano le caratteristiche tipiche della fascia d’età considerata (elencate nel punto A.), è necessario osservare i singoli individui ed effettuare una registrazione dei dati che rileviamo. In questo modo, avremo una visione sufficientemente ampia per capire quali siano i bisogni del nostro gruppo-squadra, dei singoli individui e in quali aree.

Le schede di osservazione per l’Under 6, che propongo in allegato, riportano vari indicatori suddivisi per aree di funzionamento.

Senza nessuna pretesa di scientificità, si tratta di strumenti pratici che consentono di tradurre le generalizzazioni (“il bambino è distratto”, “il bambino è goffo”…) in azioni osservabili, per orientare la propria attenzione su aspetti concreti e circoscrivibili.

La griglia strutturata rappresenta uno strumento che coniuga la praticità d’uso con la necessità di “fissare le informazioni” senza far ricorso alla memoria, con il rischio di eventuali “distorsioni”. Inoltre, restringe il campo di osservazione, perché non sarebbe possibile per un allenatore osservare e analizzare informazioni su tutti gli aspetti della persona.

L’allenatore potrà quindi focalizzare la propria attenzione sulle caratteristiche principali dei giocatori in diverse aree, scegliere con criterio quali obiettivi conseguire e poi poterli valutare (“cosa è cambiato dal prima al dopo?”).

La griglia deve affiancare, ovviamente, le abilità relazionali dell’allenatore, la sua empatia, ed eventuali altre misurazioni oggettive. Non è uno strumento esaustivo di tutte le possibili forme di espressione di ogni capacità, per ovvie ragioni di complessità, ma contiene le principali manifestazioni che un allenatore di rugby può osservare nel suo gruppo di piccoli giocatori.

Non si richiede di arrivare a livelli di dettaglio estremi di osservazione e valutazione, perché ciò non sarebbe logisticamente possibile e richiederebbe troppo tempo ed energie.

Inoltre, ci saranno aspetti che si potranno osservare più approfonditamente e altri meno (come quelli relativi all’autostima e alla fiducia in se stessi, che emergono, ad esempio, parlando con il giocatore).

Come utilizzare le griglie di osservazione

L’allenatore potrà compilarle inserendo una valutazione numerica su una scala da 1 a 5, seguendo la legenda inclusa.

È opportuno fare il più possibile attenzione a quei fenomeni che possono inficiare l’osservazione e che ho spiegato in questo precedente articolo.

Per trarre conclusioni utili per la pratica, i dati andranno poi elaborati.

Sommando i punteggi ottenuti per ogni riga (Tobiettivo), ad esempio, e rappresentandoli graficamente, si avrà una visione di quali siano gli obiettivi su cui lavorare maggiormente a livello di gruppo-squadra, mentre sommando i punteggi in ciascuna colonna (Tarea) si potrà individuare quali bambini possiedano maggiori abilità/competenze nelle varie aree e quali siano quelli più deboli da questo punto di vista.

A partire da questi dati e dalle considerazioni che ne scaturiranno, sarà possibile programmare la stagione sportiva, in termini di obiettivi da raggiungere, tenendo presenti i requisiti che i bambini già possiedono e che avremo avuto modo di osservare e rilevare.

L’allenatore può modificare gli indicatori, adattandoli al suo gruppo, e inserire gli obiettivi specifici del rugby (che volutamente non ho indicato in griglia), relativi alla categoria Under 6.

Nella griglia relativa all’area motoria sono evidenziate le fasi sensibili (margini e piena fase sensibile).

Consiglio un’attenta lettura iniziale degli indicatori, ma un’osservazione di circa quattro settimane per compilare le griglie, che andranno riconsiderate per nuove valutazioni periodiche nel corso dell’anno per orientare l’azione didattica, e poi alla fine della stagione sportiva, per valutare i risultati.

La programmazione che scaturisce dall’osservazione è flessibile e non rigida: se dovessero presentarsi particolari esigenze e condizioni, sulla base delle risposte dei giocatori alle attività, l’allenatore può e dovrebbe rivedere ciò che aveva inizialmente programmato.

Infine, è necessario che la programmazione dell’allenatore sia condivisa con le famiglie dei piccoli giocatori, perché conterrà molti obiettivi che si conseguono lavorando INSIEME (“La stessa meta”!).

Condividere per progredire

Le griglie di osservazione per la categoria Under 6 sono scaricabili cliccando sul pulsante di download sottostante e ne illustro l’utilizzo in questo video.

Sono fornite in formato .pdf, ma possono essere richieste gratuitamente come foglio di calcolo editabile (con la possibilità, quindi, di elaborare i dati raccolti), contattandomi via e-mail, Facebook, Instagram.

Per qualsiasi chiarimento sull’utilizzo di questi strumenti, dubbio, suggerimento, critica (costruttiva!), rimando alla sezione “contatti” di questo blog.

Buon lavoro!

Guidati dai dati

Osservare per programmare nel rugby di base.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Avete mai provato a tirare una palla da rugby?

Se siete interessati a ciò che state per leggere, molto probabilmente la risposta è “sì!”.

E quindi avete imparato benissimo che, nonostante siate consapevoli di dove la tirate, non avete mai la certezza di dove andrà a finire dopo il rimbalzo.

Direi che, già solo per questo, il rugby è uno sport che abitua a “gestire l’imprevedibile“, con la consapevolezza dei propri limiti  come singoli. Ecco perché si  gioca in squadra.

In questo momento, “l’imprevedibile” da fronteggiare è ancora, per tutti noi, l’epidemia da Covid-19, che ha avuto (e continua ad avere) disastrosi effetti sulla salute fisica e psicologica delle persone, sulle relazioni sociali, sull’economia dei Paesi in ogni continente.

Non possiamo del tutto prevedere quali saranno le conseguenze a lungo termine della particolare situazione che tutti stiamo attraversando, ma il rugby insegna e abitua ad affrontare le difficoltà, a rialzarsi dopo ogni caduta e a riprendere ad avanzare verso la meta.

Esattamente ciò che molti di noi stanno facendo in questo momento.

La ripresa delle attività a settembre vedrà ancora la necessità di un rigoroso rispetto dei protocolli di prevenzione del contagio, ma nonostante questo si cerca di organizzare al meglio la prossima stagione sportiva.

Una delle necessità principali sarà quella di programmare accuratamente le attività, tenendo conto di tutto ciò, scegliendo i contenuti, i mezzi e i metodi ritenuti più adeguati in questa particolare situazione.

Per fare questo, il primo passo sarà osservare.

Osservare è fondamentale per l’allenatore in tutti i casi e ancor di più in questo momento.

Osservare consente di avere dati a partire dai quali scegliere obiettivi, progettare e programmare attività, in un’ottica che mette al centro il giocatore, le sue caratteristiche e le sue necessità a tutti i livelli, ma in particolare nel rugby di base, dove l’allenatore è prima un educatore.

L’importanza dell’osservazione

Osservare non equivale a guardare.

L’osservazione è una registrazione di informazioni, effettuata attraverso la selezione di alcuni aspetti della realtà e la loro interpretazione. Nell’osservare si ha dunque l’esplicito obiettivo di comprendere un fenomeno.

È possibile programmare interventi educativi mirati secondo le specifiche condizioni di partenza e secondo le caratteristiche proprie di ogni persona, se si utilizza una modalità di osservazione adeguata allo scopo. Nel caso di giocatori in età evolutiva (ma non solo), è molto importante che l’osservazione sia rivolta a tutte le aree di funzionamento del soggetto, in relazione con l’ambiente circostante. Questo significa osservare lo stesso bambino/ragazzo da una pluralità di punti di vista ben definiti.

Perché osservare

Nei processi di insegnamento, l’osservazione si esplica come registrazione di comportamenti (abilità, risposte a stimoli, …).

Queste registrazioni devono poi essere interpretate per selezionare obiettivi di apprendimento adeguati (adeguati ai nostri giocatori, non a programmazioni “standard” per categoria!), cioè per progettare la nostra azione didattica, scegliendo i contenuti, i mezzi e le metodologie di allenamento.

I tipi di osservazione

Esistono numerosi stili di osservazione, ma la differenza che può interessare un allenatore di rugby di base è quella che riporto nella figura sottostante: la differenza tra osservazione occasionale e osservazione sistematica.

L’osservazione occasionale è quella che quotidianamente viene applicata per rilevare informazioni su ciò che ci circonda o su un determinato fenomeno, in forma spontanea e prevalentemente non intenzionale. L’allenatore applica normalmente di questo tipo di osservazione quando guarda i comportamenti e le abilità dei giocatori senza ricorrere a strumenti strutturati di registrazione, traendo magari anche informazioni utili, destinate però ad essere facilmente distorte, dimenticate o in parte tralasciate.

L’osservazione sistematica è applicata con scopi specifici di conoscenza e di comprensione dei fenomeni. L’allenatore che stabilisce tempi e spazi dedicati, che utilizza tecniche e strumenti per registrare ciò che osserva (griglie strutturate, test motori, indicatori standardizzati…), con la possibilità di poter ripetere l’osservazione con gli stessi criteri, può trarre informazioni dall’elaborazione dei dati raccolti, riducendo i rischi legati a impressioni personali o a rilevazioni generiche e monitorando nel tempo i cambiamenti che intervengono nel suo gruppo-squadra.

Cosa osservare

Dopo aver analizzato le motivazioni che giustificano la necessità di osservare sistematicamente, è necessario delimitare il campo della nostra osservazione.

Non sarebbe infatti possibile rilevare e registrare informazioni di ogni tipo o estremamente dettagliate, per ovvi motivi di tipo organizzativo (richiederebbe all’allenatore l’impiego di troppo tempo ed energie, a scapito del resto delle attività da svolgere).

Sarà opportuno osservare, dunque, quei fenomeni (motori e comportamentali) ritenuti significativi per ogni area di funzionamento, in base all’età di bambini e ragazzi, predisponendo strumenti come griglie strutturate, contenenti indicatori che corrispondono ad azioni rilevabili nella pratica.

Ciò può sembrare riduttivo, ma si rivela utile per la definizione degli obiettivi di apprendimento, per la successiva programmazione delle attività per l’intero anno (con un’opportuna distribuzione nei mesi e nelle settimane) e per la successiva valutazione (in itinere e finale) del nostro lavoro.

Nel prossimo articolo sul blog vedremo come strutturare i nostri strumenti di osservazione e come utilizzarli.

Quando osservare

  • All’inizio della stagione sportiva, soprattutto se ci è stato affidato un nuovo gruppo di bambini/ragazzi, ma anche se seguiremo lo stesso gruppo della stagione passata. Leggiamo e teniamo a mente gli indicatori, ma attendiamo qualche settimana (almeno quattro) prima di compilare la nostra griglia.
  • In itinere, durante la stagione sportiva. È possibile stabilire una cadenza con la quale effettuare rilevazioni o fissare delle date/periodi specifici per farlo. È molto importante considerare che le informazioni provenienti da questa fase ci consentono di avere un feedback sulla situazione e di rivedere eventualmente la nostra programmazione.
  • Alla fine della stagione sportiva. Confrontando i dati, avremo la possibilità di valutare se c’è stata evoluzione, in quali aree o obiettivi, e in quali ambiti non saremo invece riusciti ad ottenere risultati soddisfacenti e perché.

Difficoltà nel processo di osservazione

Esistono fenomeni e componenti che possono influenzare l’osservatore, di cui è opportuno essere consapevoli al fine di tentare di ridurli il più possibile.

  • Effetto alone: l’osservazione è condizionata da una caratteristica positiva o negativa emergente di un soggetto (il bambino/ragazzo, nel nostro caso), che si riflette in un’impressione generale su di lui.
  • Effetto Pigmalione: le aspettative e le opinioni dell’osservatore influenzano colui che viene osservato. Ad esempio, se l’allenatore considera un bambino poco dotato, si relazionerà con lui (anche in maniera inconscia) in modo da cercare conferma della sua opinione. Il bambino, trattato in tal modo, tenderà ad adeguare il suo comportamento all’opinione che l’allenatore ha di lui, finendo per confermare il pregiudizio iniziale.
  • Personalità dell’osservatore: può tendere a valorizzare, minimizzare o ignorare informazioni.

In  conclusione

L’osservazione quotidiana che si fa sul proprio gruppo di giocatori risulta in genere, fisiologicamente, poco rigorosa.

In assenza di osservazioni sistematiche, gli interventi e le proposte rivolti al gruppo di giocatori sono affidati alle scelte teoriche operate dall’allenatore, anziché essere basati sulle caratteristiche e le esigenze dei bambini/ragazzi.

Chiaramente, l’allenatore utilizzerà comunque l’osservazione occasionale quotidiana, che non è certo da demonizzare o eliminare, ma occorre essere consapevoli che questa, da sola, non ci darà la possibilità di orientare bene l’azione didattica.

Lavoriamo con organismi in crescita e con personalità in fase di sviluppo, caratterizzati da modificazioni più o meno repentine ed evidenti, a seconda delle fasce d’età, per cui è necessaria la maggiore consapevolezza e preparazione possibile, sia in ambito tecnico e metodologico, sia in quello pedagogico.

Grazie a un’osservazione ben condotta e alle riflessioni che ne scaturiscono, l’attenzione e le risorse dell’allenatore vengono condotte all’analisi della situazione, sugli obiettivi da porsi per la formazione integrale dei giovani con i quali opera, sui fattori da tenere in considerazione per una buona riuscita, utilizzando lo sport come mezzo e non come fine.

Nel prossimo articolo sul blog vedremo come strutturare i nostri strumenti di osservazione e come utilizzarli.

“Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si prende mai la cura di osservare”. (A.C. Doyle)

1,2,3… freeze! Allenare il cervello (più o meno consapevolmente) divertendosi.

Un’altra proposta di attività per il rugby di base, dall’Under 6 in su.

Photo by jonas mohamadi on Pexels.com

L’attività di allenamento per gli sport di squadra, compreso il rugby, è da poco ripresa per molti Club, con la necessità di rispettare il protocollo di prevenzione del contagio da Covid-19.

Ciò tende a limitare notevolmente l’interazione tra i membri del gruppo-squadra, per cui è necessario rivedere i contenuti proposti durante l’attività sul campo, ricercandola ogni volta che è possibile e in qualsiasi forma consentita in sicurezza.

Presento quindi un’altra attività in forma ludica per il rugby di base, che può essere proposta a partire dall’Under 6 e modulata con diversi gradi di complessità per le categorie superiori.

Si tratta di un’attività ispirata a un gioco tradizionale, con regole semplici, ma per nulla banale.

Sono rispettati criteri che vanno strettamente tenuti in considerazione in questo particolare periodo:

  • la corretta distanza interpersonale, sia laterale, sia frontale;
  • evitare che si formi la “scia”, creata nelle situazioni di corsa o camminata uno dietro l’altro;
  • l’eventuale manipolazione del pallone, che può essere inserito nel gioco per esercitare abilità solo in forma individuale, avviene senza passaggio da un giocatore all’altro (il passaggio del pallone è infatti vietato nel protocollo di prevenzione del contagio).

L’attività proposta coinvolge e stimola gran parte delle capacità coordinative, il cui sviluppo consente di porre le basi per i futuri apprendimenti non solo motori, ma anche, ad esempio, scolastici (legati al linguaggio, alla scrittura, alla lettura, al calcolo).

Le capacità coordinative sulle quali questo gioco incide in maniera particolare sono le seguenti:

  • combinazione: coordinare il movimento di diversi segmenti corporei e le varie successioni di movimenti, ancor di più se viene utilizzato anche il pallone o altri attrezzi da maneggiare;
  • differenziazione cinestesica: eseguire con precisione le varie parti di un movimento, dosando opportunamente la forza impiegata per ottenere la giusta velocità o ampiezza, in base allo scopo che si intende ottenere;
  • equilibrio statico e dinamico: mantenere una condizione di equilibrio sia in posizione statica, sia in condizioni che prevedono movimento (questa capacità è fortemente sollecitata, in questo gioco, nelle fasi di arresto improvviso, provenendo da una situazione dinamica come la corsa o il salto, e viceversa);
  • ritmo: capacità di realizzare un movimento secondo una scansione ritmica/temporale, in questo caso se si sceglie di utilizzare ostacoli da saltare o altri delimitatori a terra che inducono a eseguire il movimento con un certo ritmo;
  • reazione:  capacità di eseguire un’azione in risposta a uno stimolo, che in questo caso sarà in alcuni momenti acustico, in altri momenti visivo.

Dal punto di vista cognitivo, è possibile individuare due Funzioni Esecutive coinvolte in maniera preponderante:

  • l’inibizione, che in questo gioco si esprime con la capacità di selezionare le informazioni rilevanti, focalizzando su di esse l’attenzione, evitando di concentrarsi su elementi distraenti, e di autocontrollare le proprie azioni e reazioni;
  • l’attenzione: la capacità di selezionare e “filtrare” le informazioni da elaborare. Nell’attività proposta, l’attenzione è sollecitata in particolare nelle sue forme di attenzione spaziale (dove?), temporale (quando?), sostenuta (per quanto tempo?). È necessario ricordare che esercitare la capacità di attenzione è fondamentale per apprendimenti di qualsiasi tipo, non solo strettamente legati alle attività motorie, e quindi importantissimo per lo sviluppo generale dei bambini e dei ragazzi.

L’attività “1,2,3… freeze!” è scaricabile qui sotto.

Buon divertimento!