Programmare nel rugby di base: UNDER 10

Condivisione di strumenti per programmare la nuova stagione sportiva a misura del gruppo squadra.

Questo terzo articolo dedicato all’osservazione e alla programmazione per la nuova stagione sportiva prende in considerazione la categoria Under 10.

Il format degli articoli per le varie categorie è il medesimo, in modo che siano facilmente fruibili anche singolarmente e che non sia necessario seguire l’ordine di pubblicazione.

Le considerazioni da fare all’inizio dell’anno sono quindi le stesse esposte per le categorie Under 6 e Under 8 nei due precedenti articoli che invito a consultare, per ulteriori  approfondimenti.

Da dove iniziare

Come per qualsiasi categoria allenata, le domande a cui dovremmo cercare di dare risposta sono le seguenti:

  1. Chi sono i giocatori Under 10?
  2. Chi sono “I MIEI” giocatori Under 10?

A. La prima domanda è piuttosto generale e per rispondere è necessario prendere in considerazione la tappa di sviluppo nella quale si trovano i bambini nell’età della categoria in questione, che è la naturale prosecuzione di quanto iniziato in Under 8.

Considerando ogni area di funzionamento, è possibile individuare le principali caratteristiche tipiche di questa fascia di età.

Area cognitiva

  • In questa fascia d’età, il pensiero del bambino diviene più logico e razionale e acquisisce una maggiore flessibilità.
  • La distinzione tra realtà e fantasia è ormai netta.
  • Si riesce ad analizzare la realtà.
  • Aumentano le capacità di operare un ragionamento logico.
  • Migliora ulteriormente la capacità di risolvere problemi concreti (l’allenatore può perciò proporre tutte quelle attività che comportano l’impiego di tale capacità per la risoluzione di problemi motori). Il bambino riesce quindi a pensare in modo logico, ma su aspetti concreti, di cui ha diretta esperienza, senza astrazioni.
  • I bambini iniziano a divenire sempre più capaci di prevedere lo svolgimento di un’azione e di anticiparne le conseguenze (si può quindi iniziare a esercitare meglio questa capacità nelle situazioni di gioco nel rugby).

Area motoria

  • Nella categoria precedente, i bambini hanno iniziato a sviluppare la percezione della tridimensionalità del loro corpo, sia in posizione statica, sia in movimento. Potendo rappresentare mentalmente il proprio corpo, in questa fase riescono a eseguire movimenti dei diversi segmenti corporei in maniera sempre più controllata e coordinata.
  • I bambini si trovano nella piena fase sensibile per lo  sviluppo delle capacità di:

apprendimento motorio (la capacità di apprendere nuove abilità);

ritmo (saper regolare il ritmo di esecuzione dei movimenti a seconda delle situazioni);

reazione (eseguire un’azione in risposta a stimoli di diverso tipo: visivi, uditivi, tattili,…);

fantasia motoria (risolvere un problema motorio con soluzioni  personali e originali);

discriminazione vestibolare e cinestesica, che consentono di percepire correttamente la posizione del proprio corpo nello spazio e di utilizzare tale percezione come base per il controllo dei movimenti.

  • Dal punto di vista organico-muscolare, è possibile sfruttare la fase sensibile in particolare per l’allenamento di:

rapidità;

mobilità articolare (statica e dinamica);

agilità;

aggiungendo un lavoro dedicato allo sviluppo della forza a carico naturale adeguato all’età dei bambini e della resistenza, da sviluppare attraverso il gioco (quindi non come “resistenza di lunga durata” senza interruzioni, ma piuttosto come miglioramento della capacità di recupero tra un’azione e l’altra, con un’opportuna gestione delle pause).

Le “fasi sensibili” sono periodi particolari nello sviluppo psicomotorio dell’individuo, durante i quali la possibilità di miglioramento di alcune capacità è massima, rispetto ad altri periodi della vita.

Area sociale

  • L’egocentrismo, in questa  fase, si riduce sensibilmente  e i bambini diventano capaci di comprendere il punto di vista altrui.
  • Aumentano le competenze sociali, nel rapporto con i coetanei (il bambino si confronta con gli altri), nei giochi di gruppo o di squadra, nella capacità di collaborare.

Area affettivo-relazionale

  • Come nella fascia d’età precedente, è importante che i bambini costruiscano un’opinione positiva di se stessi e che acquisiscano fiducia nelle proprie capacità, misurandosi con attività leggermente al di sopra delle proprie possibilità, ma comunque alla loro portata, che sostengano la motivazione.
  • A questa età, riescono maggiormente a immedesimarsi negli stati d’animo altrui e a comprendere le opinioni degli altri.
  • I bambini Under 10 sono inoltre generalmente in grado di riconoscere meglio ed esprimere le loro personali emozioni, imparando man mano a gestirle, con l’aiuto della figura adulta.

Area dell’autonomia

  • È data per acquisita l’autonomia personale in quanto a igiene e cura di sé (in caso contrario, fare riferimento ad obiettivi per la categoria precedente).
  • Potendo contare su una maggiore capacità di pensiero logico, è possibile puntare all’autonomia nella gestione del proprio comportamento, insegnando ad esempio ad adottare comportamenti adeguati  per la sicurezza propria e altrui, proseguendo il lavoro iniziato nella categoria precedente.

Area della comunicazione

Per questa area vale quanto esposto per la categoria precedente, con alcune integrazioni:

  • I bambini sono maggiormente consapevoli della successione dei movimenti compiuti e sono capaci di verbalizzarli, anche perché riescono a separare il pensiero dall’azione concreta.
  • Con la scolarizzazione, il linguaggio si arricchisce, sia per quanto riguarda l’apprendimento di nuove parole, sia per quanto riguarda la costruzione delle frasi e l’espressione, per cui è importante stimolare  i bambini in tal senso anche al campo. Essendo il rugby uno sport di squadra che richiede una grande capacità comunicativa (non solo verbale) tra i componenti della squadra, sarà  importante stimolare questa capacità sin da piccoli.
  • Inoltre si può maggiormente insistere, in questa fase, sulle regole per un uso sociale corretto della comunicazione (rispettare il proprio turno di parola, esprimere le proprie necessità in maniera civile e rispettosa, utilizzare un linguaggio adeguato).
  • Infine, è possibile stimolare maggiormente i bambini ad esprimersi davanti al gruppo, sia in maniera verbale, sia non verbale (anche nelle fasi di gioco, ad esempio, si può stimolare la comunicazione tra i bambini).

B. La seconda domanda (Chi sono “I MIEI” giocatori Under 10?) richiede all’allenatore di osservare il proprio gruppo di bambini nello specifico e di individuare le loro caratteristiche, rispetto a quelle di riferimento per la  fascia d’età considerata.

Le caratteristiche individuali, infatti, sono variabili (per particolarità genetiche, per influenze ambientali, ecc.) e non è detto che tutti i piccoli giocatori aderiscano alla perfezione al modello teorico esposto sopra… anzi, vi sono notevoli probabilità che non sia così.

Accanto alla conoscenza di quali siano le caratteristiche tipiche della fascia d’età considerata (elencate nel punto A.), è necessario osservare i singoli individui ed effettuare una registrazione dei dati che rileviamo. In questo modo, avremo una visione sufficientemente ampia per capire quali siano i bisogni del nostro gruppo-squadra, dei singoli individui e in quali aree.

Le schede di osservazione per l’Under 10, che propongo in allegato, riportano vari indicatori suddivisi per aree di funzionamento.

Senza nessuna pretesa di scientificità, si tratta di strumenti pratici che consentono di tradurre le generalizzazioni (“il bambino è distratto”, “il bambino è goffo”…) in azioni osservabili, per orientare la propria attenzione su aspetti concreti e circoscrivibili.

La griglia strutturata rappresenta uno strumento che coniuga la praticità d’uso con la necessità di “fissare le informazioni” senza far ricorso alla memoria, con il rischio di eventuali “distorsioni”. Inoltre, restringe il campo di osservazione, perché non sarebbe possibile per un allenatore osservare e analizzare informazioni su tutti gli aspetti della persona.

L’allenatore potrà quindi focalizzare la propria attenzione sulle caratteristiche principali dei giocatori in diverse aree, scegliere con criterio quali obiettivi conseguire e poi poterli valutare (“cosa è cambiato dal prima al dopo?”).

La griglia deve affiancare, ovviamente, le abilità relazionali dell’allenatore, la sua empatia, ed eventuali altre misurazioni oggettive. Non è uno strumento esaustivo di tutte le possibili forme di espressione di ogni capacità, per ovvie ragioni di complessità, ma contiene le principali manifestazioni che un allenatore di rugby può osservare nel suo gruppo di piccoli giocatori.

Non si richiede di arrivare a livelli di dettaglio estremi di osservazione e valutazione, perché ciò non sarebbe logisticamente possibile e richiederebbe troppo tempo ed energie.

Inoltre, ci saranno aspetti che si potranno osservare più approfonditamente e altri meno (come quelli relativi all’autostima e alla fiducia in se stessi, che emergono, ad esempio, parlando con il giocatore).

Come utilizzare le griglie di osservazione

L’allenatore potrà compilarle inserendo una valutazione numerica su una scala da 1 a 5, seguendo la legenda inclusa.

È opportuno fare il più possibile attenzione a quei fenomeni che possono inficiare l’osservazione e che ho spiegato in questo precedente articolo.

Per trarre conclusioni utili per la pratica, i dati andranno poi elaborati.

Sommando i punteggi ottenuti per ogni riga (Tobiettivo), ad esempio, e rappresentandoli graficamente, si avrà una visione di quali siano gli obiettivi su cui lavorare maggiormente a livello di gruppo-squadra, mentre sommando i punteggi in ciascuna colonna (Tarea) si potrà individuare quali bambini possiedano maggiori abilità/competenze nelle varie aree e quali siano quelli più deboli da questo punto di vista.

A partire da questi dati e dalle considerazioni che ne scaturiranno, sarà possibile programmare la stagione sportiva, in termini di obiettivi da raggiungere, a partire dai requisiti che i bambini già possiedono e che avremo avuto modo di osservare e rilevare.

L’allenatore può modificare gli indicatori, adattandoli al suo gruppo, e inserire gli obiettivi specifici del rugby (che volutamente non ho indicato in griglia), relativi alla categoria Under 10.

Se necessario, si può fare riferimento agli indicatori per categorie inferiori, in caso di mancata acquisizione di alcune abilità nelle fasi precedenti.

Nella griglia relativa all’area motoria sono evidenziate le fasi sensibili (margini e piena fase sensibile).

Consiglio un’attenta lettura iniziale degli indicatori, ma un’osservazione di circa 4 settimane per compilare le griglie, che andranno riconsiderate per nuove valutazioni periodiche nel corso dell’anno per orientare l’azione didattica, e poi alla fine della stagione sportiva, per valutare i risultati.

La programmazione che scaturisce dall’osservazione è flessibile e non rigida: se dovessero presentarsi particolari esigenze e condizioni, sulla base delle risposte dei giocatori alle attività, l’allenatore può e dovrebbe rivedere ciò che aveva inizialmente programmato.

Infine, è necessario che la programmazione dell’allenatore sia condivisa con le famiglie dei piccoli giocatori, perché conterrà molti obiettivi che si conseguono lavorando INSIEME (“La stessa meta”!).

Condividere per progredire

Le griglie di osservazione per la categoria Under 10 sono scaricabili cliccando sul pulsante di download  sottostante e ne illustro l’utilizzo in questo video.

Sono fornite in formato .pdf, ma possono essere richieste gratuitamente come foglio di calcolo editabile, (con la possibilità, quindi, di elaborare i dati raccolti), contattandomi via e-mail, Facebook, Instagram.

Per qualsiasi chiarimento sull’utilizzo di questi strumenti, dubbio, suggerimento, critica (costruttiva!), rimando alla sezione “contatti” di questo blog.

Buon lavoro!

Guidati dai dati

Osservare per programmare nel rugby di base.

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Avete mai provato a tirare una palla da rugby?

Se siete interessati a ciò che state per leggere, molto probabilmente la risposta è “sì!”.

E quindi avete imparato benissimo che, nonostante siate consapevoli di dove la tirate, non avete mai la certezza di dove andrà a finire dopo il rimbalzo.

Direi che, già solo per questo, il rugby è uno sport che abitua a “gestire l’imprevedibile“, con la consapevolezza dei propri limiti  come singoli. Ecco perché si  gioca in squadra.

In questo momento, “l’imprevedibile” da fronteggiare è ancora, per tutti noi, l’epidemia da Covid-19, che ha avuto (e continua ad avere) disastrosi effetti sulla salute fisica e psicologica delle persone, sulle relazioni sociali, sull’economia dei Paesi in ogni continente.

Non possiamo del tutto prevedere quali saranno le conseguenze a lungo termine della particolare situazione che tutti stiamo attraversando, ma il rugby insegna e abitua ad affrontare le difficoltà, a rialzarsi dopo ogni caduta e a riprendere ad avanzare verso la meta.

Esattamente ciò che molti di noi stanno facendo in questo momento.

La ripresa delle attività a settembre vedrà ancora la necessità di un rigoroso rispetto dei protocolli di prevenzione del contagio, ma nonostante questo si cerca di organizzare al meglio la prossima stagione sportiva.

Una delle necessità principali sarà quella di programmare accuratamente le attività, tenendo conto di tutto ciò, scegliendo i contenuti, i mezzi e i metodi ritenuti più adeguati in questa particolare situazione.

Per fare questo, il primo passo sarà osservare.

Osservare è fondamentale per l’allenatore in tutti i casi e ancor di più in questo momento.

Osservare consente di avere dati a partire dai quali scegliere obiettivi, progettare e programmare attività, in un’ottica che mette al centro il giocatore, le sue caratteristiche e le sue necessità a tutti i livelli, ma in particolare nel rugby di base, dove l’allenatore è prima un educatore.

L’importanza dell’osservazione

Osservare non equivale a guardare.

L’osservazione è una registrazione di informazioni, effettuata attraverso la selezione di alcuni aspetti della realtà e la loro interpretazione. Nell’osservare si ha dunque l’esplicito obiettivo di comprendere un fenomeno.

È possibile programmare interventi educativi mirati secondo le specifiche condizioni di partenza e secondo le caratteristiche proprie di ogni persona, se si utilizza una modalità di osservazione adeguata allo scopo. Nel caso di giocatori in età evolutiva (ma non solo), è molto importante che l’osservazione sia rivolta a tutte le aree di funzionamento del soggetto, in relazione con l’ambiente circostante. Questo significa osservare lo stesso bambino/ragazzo da una pluralità di punti di vista ben definiti.

Perché osservare

Nei processi di insegnamento, l’osservazione si esplica come registrazione di comportamenti (abilità, risposte a stimoli, …).

Queste registrazioni devono poi essere interpretate per selezionare obiettivi di apprendimento adeguati (adeguati ai nostri giocatori, non a programmazioni “standard” per categoria!), cioè per progettare la nostra azione didattica, scegliendo i contenuti, i mezzi e le metodologie di allenamento.

I tipi di osservazione

Esistono numerosi stili di osservazione, ma la differenza che può interessare un allenatore di rugby di base è quella che riporto nella figura sottostante: la differenza tra osservazione occasionale e osservazione sistematica.

L’osservazione occasionale è quella che quotidianamente viene applicata per rilevare informazioni su ciò che ci circonda o su un determinato fenomeno, in forma spontanea e prevalentemente non intenzionale. L’allenatore applica normalmente di questo tipo di osservazione quando guarda i comportamenti e le abilità dei giocatori senza ricorrere a strumenti strutturati di registrazione, traendo magari anche informazioni utili, destinate però ad essere facilmente distorte, dimenticate o in parte tralasciate.

L’osservazione sistematica è applicata con scopi specifici di conoscenza e di comprensione dei fenomeni. L’allenatore che stabilisce tempi e spazi dedicati, che utilizza tecniche e strumenti per registrare ciò che osserva (griglie strutturate, test motori, indicatori standardizzati…), con la possibilità di poter ripetere l’osservazione con gli stessi criteri, può trarre informazioni dall’elaborazione dei dati raccolti, riducendo i rischi legati a impressioni personali o a rilevazioni generiche e monitorando nel tempo i cambiamenti che intervengono nel suo gruppo-squadra.

Cosa osservare

Dopo aver analizzato le motivazioni che giustificano la necessità di osservare sistematicamente, è necessario delimitare il campo della nostra osservazione.

Non sarebbe infatti possibile rilevare e registrare informazioni di ogni tipo o estremamente dettagliate, per ovvi motivi di tipo organizzativo (richiederebbe all’allenatore l’impiego di troppo tempo ed energie, a scapito del resto delle attività da svolgere).

Sarà opportuno osservare, dunque, quei fenomeni (motori e comportamentali) ritenuti significativi per ogni area di funzionamento, in base all’età di bambini e ragazzi, predisponendo strumenti come griglie strutturate, contenenti indicatori che corrispondono ad azioni rilevabili nella pratica.

Ciò può sembrare riduttivo, ma si rivela utile per la definizione degli obiettivi di apprendimento, per la successiva programmazione delle attività per l’intero anno (con un’opportuna distribuzione nei mesi e nelle settimane) e per la successiva valutazione (in itinere e finale) del nostro lavoro.

Nel prossimo articolo sul blog vedremo come strutturare i nostri strumenti di osservazione e come utilizzarli.

Quando osservare

  • All’inizio della stagione sportiva, soprattutto se ci è stato affidato un nuovo gruppo di bambini/ragazzi, ma anche se seguiremo lo stesso gruppo della stagione passata. Leggiamo e teniamo a mente gli indicatori, ma attendiamo qualche settimana (almeno quattro) prima di compilare la nostra griglia.
  • In itinere, durante la stagione sportiva. È possibile stabilire una cadenza con la quale effettuare rilevazioni o fissare delle date/periodi specifici per farlo. È molto importante considerare che le informazioni provenienti da questa fase ci consentono di avere un feedback sulla situazione e di rivedere eventualmente la nostra programmazione.
  • Alla fine della stagione sportiva. Confrontando i dati, avremo la possibilità di valutare se c’è stata evoluzione, in quali aree o obiettivi, e in quali ambiti non saremo invece riusciti ad ottenere risultati soddisfacenti e perché.

Difficoltà nel processo di osservazione

Esistono fenomeni e componenti che possono influenzare l’osservatore, di cui è opportuno essere consapevoli al fine di tentare di ridurli il più possibile.

  • Effetto alone: l’osservazione è condizionata da una caratteristica positiva o negativa emergente di un soggetto (il bambino/ragazzo, nel nostro caso), che si riflette in un’impressione generale su di lui.
  • Effetto Pigmalione: le aspettative e le opinioni dell’osservatore influenzano colui che viene osservato. Ad esempio, se l’allenatore considera un bambino poco dotato, si relazionerà con lui (anche in maniera inconscia) in modo da cercare conferma della sua opinione. Il bambino, trattato in tal modo, tenderà ad adeguare il suo comportamento all’opinione che l’allenatore ha di lui, finendo per confermare il pregiudizio iniziale.
  • Personalità dell’osservatore: può tendere a valorizzare, minimizzare o ignorare informazioni.

In  conclusione

L’osservazione quotidiana che si fa sul proprio gruppo di giocatori risulta in genere, fisiologicamente, poco rigorosa.

In assenza di osservazioni sistematiche, gli interventi e le proposte rivolti al gruppo di giocatori sono affidati alle scelte teoriche operate dall’allenatore, anziché essere basati sulle caratteristiche e le esigenze dei bambini/ragazzi.

Chiaramente, l’allenatore utilizzerà comunque l’osservazione occasionale quotidiana, che non è certo da demonizzare o eliminare, ma occorre essere consapevoli che questa, da sola, non ci darà la possibilità di orientare bene l’azione didattica.

Lavoriamo con organismi in crescita e con personalità in fase di sviluppo, caratterizzati da modificazioni più o meno repentine ed evidenti, a seconda delle fasce d’età, per cui è necessaria la maggiore consapevolezza e preparazione possibile, sia in ambito tecnico e metodologico, sia in quello pedagogico.

Grazie a un’osservazione ben condotta e alle riflessioni che ne scaturiscono, l’attenzione e le risorse dell’allenatore vengono condotte all’analisi della situazione, sugli obiettivi da porsi per la formazione integrale dei giovani con i quali opera, sui fattori da tenere in considerazione per una buona riuscita, utilizzando lo sport come mezzo e non come fine.

Nel prossimo articolo sul blog vedremo come strutturare i nostri strumenti di osservazione e come utilizzarli.

“Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si prende mai la cura di osservare”. (A.C. Doyle)

Sviluppare la creatività tattica nel rugby di base

Un’attività da cui partire e come costruiamo “le fondamenta dell’edificio”.

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La creatività tattica negli sport open skill, come il rugby, può essere definita come la capacità di generare diverse soluzioni, definibili come originali, insolite, ma nello stesso tempo efficaci, in situazioni di gioco non predefinite e dunque non prevedibili, tipiche proprio dei giochi di squadra. Tale capacità riveste un ruolo rilevante nello sport di alto livello e contraddistingue quegli atleti che di solito vengono definiti “talentuosi”.

La creatività tattica rappresenta infatti una delle caratteristiche che possono differenziare un atleta di alto livello dagli altri ed è una delle componenti che vengono prese in considerazione nei sistemi di selezione e sviluppo dei talenti nello sport.

La creatività è prima di tutto espressione di capacità cognitive, che si manifestano poi nelle abilità motorie inserite nella situazione di gioco al momento opportuno, in funzione dello scopo da raggiungere e del “problema da risolvere” in campo.

Le funzioni cognitive di cui la creatività è evidente espressione sono il pensiero divergente e la flessibilità cognitiva.

Il pensiero divergente è la capacità di trovare nuove modalità di approccio a un problema da risolvere, generando soluzioni originali e creative. Quando un problema presenta più di una soluzione possibile, il pensiero divergente consente di esplorare le varie alternative e di produrre nuove idee, adottando strategie diverse da quelle abituali, non seguendo schemi di pensiero rigidi e consueti. Il pensiero divergente rappresenta proprio ciò che comunemente si definisce creatività o originalità.

La flessibilità cognitiva è strettamente legata al pensiero divergente, poiché rappresenta la capacità di adattarsi ai cambiamenti, generando nuove soluzioni e azioni, in base alle circostanze. Questa capacità consente di produrre nuovi modelli di comportamento efficaci quando le condizioni ambientali circostanti mutano e quando perseverare nell’applicazione di uno schema di comportamento rigido sarebbe svantaggioso o addirittura dannoso.

Una buona flessibilità cognitiva permette quindi all’individuo di adattarsi ai cambiamenti, ma anche di negoziare per giungere ad intese comuni, di tollerare gli errori propri e altrui e rimediarvi, rappresentando perciò anche una funzione importante per le abilità relazionali e sociali. Tale capacità assume inoltre un ruolo di rilievo, sia in età evolutiva che adulta, per gli apprendimenti e la capacità di problem solving, in tutti i contesti di vita quotidiana.

Ecco, quindi, uno degli esempi di come lo sport sia importante per lo sviluppo dell’individuo, soprattutto uno sport come il rugby, che richiede costantemente l’esercizio di tali capacità, ancor di più se insegnato in coerenza con i concetti appena illustrati.

Infatti, le capacità cognitive che possiamo sviluppare nei bambini attraverso il rugby non trovano applicazione solo nell’ambito sportivo, ma sono trasferibili a molte altre situazioni, anche nella vita adulta.

Per generare idee originali nel contesto sportivo (e consentire poi che questa capacità si sviluppi e si ampli ad altri campi della vita), è importante proporre a bambini e ragazzi esperienze di gioco di diverso tipo.

I bambini impareranno a pensare alla possibilità di risolvere problemi trovando una varietà di soluzioni in modi nuovi e personali.

Per fare ciò, utilizzeremo situazioni di gioco anche molto diverse da quelle tipiche dello sport prescelto (nel nostro caso, il rugby).

La partecipazione a differenti tipologie di giochi/sport sembra avere un’influenza positiva sulla trasferibilità di abilità cognitive (come l’attenzione e la già citata flessibilità cognitiva, ma anche molte altre) e sullo sviluppo della creatività tattica (questa, invece, strettamente legata al contesto sportivo, che consentirà al bambino di crescere come atleta ed eventualmente di raggiungere anche alti livelli di performance da adulto).

Studi condotti su atleti di alto livello sottolineano che i giocatori più creativi hanno avuto la possibilità di provare sport diversi in giovane età, sviluppando così una vasta esperienza di movimento, al contrario di atleti meno creativi.

L’idea di proporre ai bambini giochi e attività anche molto lontani dalla motricità tipica del rugby può rendere perplessi, preoccupare o in qualche modo “spaventare” gli allenatori, oppure suscitare dubbi nei genitori, che portano i bambini a praticare il rugby e si trovano ad osservarli mentre svolgono attività che sembrano non aver proprio nulla in comune con esso. Tali attività contribuiscono, invece, a costruire un bagaglio motorio, cognitivo e affettivo inestimabile, sul quale fondare numerosi successivi apprendimenti. È realmente come costruire le fondamenta di un edificio!

Per lo sviluppo della flessibilità cognitiva e del pensiero divergente, il numero e la varietà delle esperienze effettuate (in questo caso esperienze motorie) determinano l’ammontare del materiale da cui attingere per generare soluzioni anche in altri campi della conoscenza e dell’apprendimento.

Alcune ricerche hanno rilevato significativi miglioramenti nella creatività tattica in bambini nella fascia di età tra i 7 e i  10 anni. Sembra che dopo l’infanzia l’effetto delle attività di allenamento per lo sviluppo della creatività tattica diminuisca, sebbene sia ancora presente.

È dunque opportuno inserire sistematicamente, nell’allenamento, giochi e attività che stimolino questo tipo di capacità. A tale scopo, l’allenatore può fare uso di molte risorse diverse, arrivando anche a sovvertire completamente la motricità abituale del rugby, come nel gioco proposto nella scheda-attività scaricabile allegata.

In questo gioco, le “abitudini motorie” tipiche del rugby sono volutamente stravolte… ed è proprio ciò che viene ricercato, per promuovere lo sviluppo di flessibilità cognitiva, pensiero divergente, creatività tattica, adattamento motorio.

Possono essere individuate le caratteristiche che lo rendono adatto per tali finalità:

  • si gioca dal suolo, anziché in piedi;
  • le mani, solitamente impiegate come strumenti per trattenere o passare la palla, sono utilizzate come appoggi per ottenere stabilità e consentire al resto del corpo di eseguire un movimento finalizzato ad uno scopo;
  • i piedi, normalmente usati come appoggi, sono impiegati come strumenti per giocare, con funzioni di controllo della palla o di vera e propria “prensione” (è inusuale, per un piccolo rugbista, utilizzare i piedi come parte del corpo prensile o per spostare oggetti dovendo imprimere una direzione e una forza ben definite);
  • si gioca senza scarpe, per una migliore propriocettività.

Inoltre, questa attività:

  • stimola l’utilizzo della muscolatura del tronco (core) e degli arti superiori come stabilizzatori;
  • promuove la collaborazione tra i componenti del gruppo-squadra;
  • incoraggia la comunicazione tra i membri del gruppo.

Si tratta di un’attività che può essere proposta dall’Under 8 in su e che soddisfa, almeno in parte, la necessità di contatto fisico (vietato in questo periodo, nel rispetto del protocollo di prevenzione del contagio da COVID-19), poiché prevede il contatto con il suolo.

La scheda-attività “Biliardino seduti” è scaricabile qui sotto.

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BIBLIOGRAFIA

Abernethy B, Baker J, Coté J. (2005) Transfer of Pattern Recall Skills May Contribute to the Development of Sport Expertise. Applied Cognitive Psychology, 19, 705–718.

Memmert D. (2014). Tactical creativity in team sports. Research in Physical Education, Sport and Health, Vol. 3, No. 1, 13-18.

Memmert D, Baker J, Bertsch C. (2010). Play and Practice in the Development of Sport-Specific Creativity in Team Ball Sports. High Ability Studies, 21, 3–18.

Memmert D, Roth K. (2007). The Effects of Non-Specific and Specific Concepts on Tactical Creativity in Team Ball Sports. Journal of Sports Sciences, 25, 1423–1432.

“Ludendo docere”

Lo stretto legame tra l’area cognitiva e quella motoria in un gioco per il rugby di base, dall’Under 8 in su: Somma 10.

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In questi giorni di ripresa, dopo molte settimane di pausa dovute alla pandemia, bambini e ragazzi tornano sul campo da rugby, insieme ai loro allenatori. Da pochi giorni è anche nuovamente consentito tornare a passarsi la palla, anche se con le dovute precauzioni igienico-sanitarie.

Sicuramente, uno degli obiettivi principali dell’allenatore sarà ricostruire il gruppo che si è lasciato e i cui membri per lungo tempo non hanno avuto modo di interagire in maniera diretta gli uni con gli altri. Per questo motivo, è importante ripartire in un clima di serenità e divertimento, ponendo in primo piano gli aspetti ludici e di coinvolgimento emotivo, suscitare emozioni positive nei partecipanti e dar loro modo di ritrovare la gioia di stare in gruppo. Questo vale ancor di più nel caso di bambini e ragazzi, che potrebbero aver risentito anche in maniera importante dell’isolamento a cui tutti siamo stati costretti per mesi.

Saranno prioritarie, quindi, le attività ludiche, attraverso le quali insegneremo però sempre qualcosa, applicando il principio dell’espressione latina ludendo docere (“insegnare giocando”, “insegnare divertendo”).

Nell’ottica  in cui movimento non è mai fine a se stesso, questa proposta coniuga elementi prettamente cognitivi ad obiettivi di sviluppo motorio generale e rugbistico in particolare, in un clima relazionale giocoso e, volendo, di “sfida” con gli altri, che rappresenta una forma di interazione particolarmente gradita soprattutto ai bambini più grandi e agli adolescenti.

Tale attività coinvolge intensamente il funzionamento cognitivo dei partecipanti, senza il quale il gioco non potrebbe realizzarsi.

Si tratta di un’attività molto flessibile, che può essere proposta a partire dall’Under 8 (o comunque in caso di bambini che abbiano i prerequisiti di calcolo di una somma che dia come risultato 10), ma è assolutamente proponibile alle categorie superiori (arrivando anche agli adulti) modificandone le variabili, come spiegato nella scheda-attività scaricabile.

Può essere  inserito l’uso del pallone, senza o con il passaggio, rispettando le dovute procedure di sanificazione previste dal protocollo FIR dell’8 giugno 2020.

È possibile sviluppare gli schemi motori di base, le capacità coordinative, le abilità utili nel rugby insieme a numerose funzioni che riguardano più strettamente l’area cognitiva, come:

  • attenzione,
  • memoria di lavoro,
  • memoria a breve e lungo termine,
  • inibizione degli stimoli irrilevanti,
  • metacognizione (la consapevolezza dei propri processi cognitivi, “l’imparare ad imparare”, con le dovute domande da parte dell’allenatore, inserite nella NOTA METODOLOGICA della scheda-attività),
  • abilità logico-matematiche.

L’attività “Somma 10” è scaricabile qui sotto.

Lo scambio di esperienze, i commenti e le osservazioni sulle attività proposte sono sempre i benvenuti!

Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee”

(G.B. Shaw)

1,2,3… freeze! Allenare il cervello (più o meno consapevolmente) divertendosi.

Un’altra proposta di attività per il rugby di base, dall’Under 6 in su.

Photo by jonas mohamadi on Pexels.com

L’attività di allenamento per gli sport di squadra, compreso il rugby, è da poco ripresa per molti Club, con la necessità di rispettare il protocollo di prevenzione del contagio da Covid-19.

Ciò tende a limitare notevolmente l’interazione tra i membri del gruppo-squadra, per cui è necessario rivedere i contenuti proposti durante l’attività sul campo, ricercandola ogni volta che è possibile e in qualsiasi forma consentita in sicurezza.

Presento quindi un’altra attività in forma ludica per il rugby di base, che può essere proposta a partire dall’Under 6 e modulata con diversi gradi di complessità per le categorie superiori.

Si tratta di un’attività ispirata a un gioco tradizionale, con regole semplici, ma per nulla banale.

Sono rispettati criteri che vanno strettamente tenuti in considerazione in questo particolare periodo:

  • la corretta distanza interpersonale, sia laterale, sia frontale;
  • evitare che si formi la “scia”, creata nelle situazioni di corsa o camminata uno dietro l’altro;
  • l’eventuale manipolazione del pallone, che può essere inserito nel gioco per esercitare abilità solo in forma individuale, avviene senza passaggio da un giocatore all’altro (il passaggio del pallone è infatti vietato nel protocollo di prevenzione del contagio).

L’attività proposta coinvolge e stimola gran parte delle capacità coordinative, il cui sviluppo consente di porre le basi per i futuri apprendimenti non solo motori, ma anche, ad esempio, scolastici (legati al linguaggio, alla scrittura, alla lettura, al calcolo).

Le capacità coordinative sulle quali questo gioco incide in maniera particolare sono le seguenti:

  • combinazione: coordinare il movimento di diversi segmenti corporei e le varie successioni di movimenti, ancor di più se viene utilizzato anche il pallone o altri attrezzi da maneggiare;
  • differenziazione cinestesica: eseguire con precisione le varie parti di un movimento, dosando opportunamente la forza impiegata per ottenere la giusta velocità o ampiezza, in base allo scopo che si intende ottenere;
  • equilibrio statico e dinamico: mantenere una condizione di equilibrio sia in posizione statica, sia in condizioni che prevedono movimento (questa capacità è fortemente sollecitata, in questo gioco, nelle fasi di arresto improvviso, provenendo da una situazione dinamica come la corsa o il salto, e viceversa);
  • ritmo: capacità di realizzare un movimento secondo una scansione ritmica/temporale, in questo caso se si sceglie di utilizzare ostacoli da saltare o altri delimitatori a terra che inducono a eseguire il movimento con un certo ritmo;
  • reazione:  capacità di eseguire un’azione in risposta a uno stimolo, che in questo caso sarà in alcuni momenti acustico, in altri momenti visivo.

Dal punto di vista cognitivo, è possibile individuare due Funzioni Esecutive coinvolte in maniera preponderante:

  • l’inibizione, che in questo gioco si esprime con la capacità di selezionare le informazioni rilevanti, focalizzando su di esse l’attenzione, evitando di concentrarsi su elementi distraenti, e di autocontrollare le proprie azioni e reazioni;
  • l’attenzione: la capacità di selezionare e “filtrare” le informazioni da elaborare. Nell’attività proposta, l’attenzione è sollecitata in particolare nelle sue forme di attenzione spaziale (dove?), temporale (quando?), sostenuta (per quanto tempo?). È necessario ricordare che esercitare la capacità di attenzione è fondamentale per apprendimenti di qualsiasi tipo, non solo strettamente legati alle attività motorie, e quindi importantissimo per lo sviluppo generale dei bambini e dei ragazzi.

L’attività “1,2,3… freeze!” è scaricabile qui sotto.

Buon divertimento!

Un’idea di attività per la ripresa degli allenamenti nel rugby di base: “Tris sul campo”.

Suggerimenti di attività per la ripresa degli allenamenti di rugby di base, nel rispetto del protocollo di sicurezza emanato dalla FIR per contenere il rischio di contagio da Covid-19.

La pandemia da Covid-19 ha fermato le attività sportive di gruppo per molte settimane. 

Da pochi giorni le società sportive hanno la possibilità di riprendere gli allenamenti, con stretta osservanza dei protocolli di prevenzione del contagio, e anche il rugby di base può tornare in campo.

Gli allenatori si trovano, inevitabilmente, a dover riesaminare i contenuti delle loro sessioni, nonché le metodologie, gli spazi, le attrezzature utilizzate.

La necessità di rispettare i protocolli di sicurezza per la ripresa degli allenamenti non rende possibile effettuare molti dei giochi e delle attività che venivano praticati prima della pandemia.

In molti casi sarà necessario quindi rivedere la propria “cassetta degli attrezzi”: gli strumenti e i  contenuti che avevamo programmato prima che la pandemia causasse la sospensione delle attività sportive.

Anche per i bambini e i ragazzi, la ripresa appare certamente un po’ bizzarra: da un lato c’è la gioia di potersi nuovamente recare al campo, incontrare i compagni di squadra e l’allenatore, dall’altro l’obbligo di dover mantenere da loro le corrette distanze.

In uno sport come il rugby, che vive di contatto fisico e di stretta vicinanza, sia tra compagni, sia tra avversari, la necessità di distanziarsi snatura il gioco stesso.

Anzi, di certo lo stravolge.

Anche il passaggio del pallone non è consentito, per evitare contagi.

Ma anziché concentrarsi su ciò che non si può fare, il che è sempre frustrante, guardiamo a ciò che invece si può realizzare in sicurezza.

Il rugby insegna ad avanzare sempre, nonostante le difficoltà.

Approfittiamo dell’impossibilità di usare il pallone in maniera collettiva per far sperimentare ai bambini e ai ragazzi anche nuovi attrezzi, magari anche insoliti, per porli di fronte a nuove richieste motorie e cognitive.

In altre parole, approfittiamo di questo momento per porre il loro cervello (e il nostro!) di fronte a nuove questioni da risolvere e stimoliamo le loro funzioni esecutive (di cui parlerò in un altro post) proponendo loro anche attività diverse da ciò che erano abituati a fare, attività apparentemente avulse dal rugby, ma che rappresentano in realtà una solida base sulla quale costruire future abilità sportive… e non solo!

L’obbligo di rispettare le distanze interpersonali fa sì che ogni appuntamento sul campo possa facilmente rischiare di diventare un allenamento totalmente individuale, svolto da tutti sullo stesso rettangolo d’erba, ma ognuno nel proprio “spazio personale”.

L’interazione con gli altri, che rappresenta l’aspetto più motivante per i giocatori,soprattutto per quelli più giovani, è necessariamente molto limitata e questo rappresenta, per uno sport di squadra, uno degli aspetti da tenere maggiormente in considerazione.

L’allenatore può però attuare delle scelte che consentano di creare situazioni in cui la relazione con l’altro nel gioco sia mantenuta, rispettando contemporaneamente le norme di sicurezza.

Le situazioni di gioco insieme agli altri sono molto importanti sotto molteplici punti di vista: sociale, motorio, cognitivo, affettivo.

La partecipazione dell’altro, non solo come presenza fisica, ma come fonte di stimoli, determina nei bambini e nei ragazzi un forte coinvolgimento non solo emotivo, ma anche relativo alla capacità di problem solving, associata agli aspetti altamente motivanti della relazione con i coetanei e del divertimento.

Dopo aver preso visione del protocollo per la ripresa degli allenamenti in sicurezza, emanato dalla Federazione Italiana Rugby, una delle attività che si possono inserire tra i contenuti per il rugby di base è il “Tris sul campo“.

Questo gioco può essere proposto ai bambini a partire dai 5 anni, ma si rivela valido e stimolante anche per le fasce di età superiori.

Si può adattare alle esigenze delle varie età, dimensioni del gruppo e livelli di sviluppo motorio e può essere realizzato con materiali molto economici e di facile reperibilità, rispettando indicazioni fondamentali, quali:

  • le distanze interpersonali di sicurezza (secondo il protocollo FIR, “la distanza interpersonale minima laterale tra due atleti deve essere non inferiore a 2 metri. Laddove si eseguano esercizi di corsa con atleti in scia [che corrono uno dietro l’altro], la distanza interpersonale minima tra ogni singolo componente deve essere non inferiore ai 10 metri”);
  • l’utilizzo di materiali che vengono manipolati sempre da un solo bambino/ragazzo, personali, lavabili e sanificabili;
  • l’evitamento della “scia” che si crea muovendosi in fila.

È necessario ricordare sempre che il distanziamento interpersonale deve essere proporzionale all’intensità dello sforzo fisico compiuto, che modula l’entità dell’emissione dei droplets, le goccioline emesse respirando.

L’attività “Tris sul campo” è scaricabile qui sotto.