Sviluppare la creatività tattica nel rugby di base

Un’attività da cui partire e come costruiamo “le fondamenta dell’edificio”.

Photo by Pixabay on Pexels.com

La creatività tattica negli sport open skill, come il rugby, può essere definita come la capacità di generare diverse soluzioni, definibili come originali, insolite, ma nello stesso tempo efficaci, in situazioni di gioco non predefinite e dunque non prevedibili, tipiche proprio dei giochi di squadra. Tale capacità riveste un ruolo rilevante nello sport di alto livello e contraddistingue quegli atleti che di solito vengono definiti “talentuosi”.

La creatività tattica rappresenta infatti una delle caratteristiche che possono differenziare un atleta di alto livello dagli altri ed è una delle componenti che vengono prese in considerazione nei sistemi di selezione e sviluppo dei talenti nello sport.

La creatività è prima di tutto espressione di capacità cognitive, che si manifestano poi nelle abilità motorie inserite nella situazione di gioco al momento opportuno, in funzione dello scopo da raggiungere e del “problema da risolvere” in campo.

Le funzioni cognitive di cui la creatività è evidente espressione sono il pensiero divergente e la flessibilità cognitiva.

Il pensiero divergente è la capacità di trovare nuove modalità di approccio a un problema da risolvere, generando soluzioni originali e creative. Quando un problema presenta più di una soluzione possibile, il pensiero divergente consente di esplorare le varie alternative e di produrre nuove idee, adottando strategie diverse da quelle abituali, non seguendo schemi di pensiero rigidi e consueti. Il pensiero divergente rappresenta proprio ciò che comunemente si definisce creatività o originalità.

La flessibilità cognitiva è strettamente legata al pensiero divergente, poiché rappresenta la capacità di adattarsi ai cambiamenti, generando nuove soluzioni e azioni, in base alle circostanze. Questa capacità consente di produrre nuovi modelli di comportamento efficaci quando le condizioni ambientali circostanti mutano e quando perseverare nell’applicazione di uno schema di comportamento rigido sarebbe svantaggioso o addirittura dannoso.

Una buona flessibilità cognitiva permette quindi all’individuo di adattarsi ai cambiamenti, ma anche di negoziare per giungere ad intese comuni, di tollerare gli errori propri e altrui e rimediarvi, rappresentando perciò anche una funzione importante per le abilità relazionali e sociali. Tale capacità assume inoltre un ruolo di rilievo, sia in età evolutiva che adulta, per gli apprendimenti e la capacità di problem solving, in tutti i contesti di vita quotidiana.

Ecco, quindi, uno degli esempi di come lo sport sia importante per lo sviluppo dell’individuo, soprattutto uno sport come il rugby, che richiede costantemente l’esercizio di tali capacità, ancor di più se insegnato in coerenza con i concetti appena illustrati.

Infatti, le capacità cognitive che possiamo sviluppare nei bambini attraverso il rugby non trovano applicazione solo nell’ambito sportivo, ma sono trasferibili a molte altre situazioni, anche nella vita adulta.

Per generare idee originali nel contesto sportivo (e consentire poi che questa capacità si sviluppi e si ampli ad altri campi della vita), è importante proporre a bambini e ragazzi esperienze di gioco di diverso tipo.

I bambini impareranno a pensare alla possibilità di risolvere problemi trovando una varietà di soluzioni in modi nuovi e personali.

Per fare ciò, utilizzeremo situazioni di gioco anche molto diverse da quelle tipiche dello sport prescelto (nel nostro caso, il rugby).

La partecipazione a differenti tipologie di giochi/sport sembra avere un’influenza positiva sulla trasferibilità di abilità cognitive (come l’attenzione e la già citata flessibilità cognitiva, ma anche molte altre) e sullo sviluppo della creatività tattica (questa, invece, strettamente legata al contesto sportivo, che consentirà al bambino di crescere come atleta ed eventualmente di raggiungere anche alti livelli di performance da adulto).

Studi condotti su atleti di alto livello sottolineano che i giocatori più creativi hanno avuto la possibilità di provare sport diversi in giovane età, sviluppando così una vasta esperienza di movimento, al contrario di atleti meno creativi.

L’idea di proporre ai bambini giochi e attività anche molto lontani dalla motricità tipica del rugby può rendere perplessi, preoccupare o in qualche modo “spaventare” gli allenatori, oppure suscitare dubbi nei genitori, che portano i bambini a praticare il rugby e si trovano ad osservarli mentre svolgono attività che sembrano non aver proprio nulla in comune con esso. Tali attività contribuiscono, invece, a costruire un bagaglio motorio, cognitivo e affettivo inestimabile, sul quale fondare numerosi successivi apprendimenti. È realmente come costruire le fondamenta di un edificio!

Per lo sviluppo della flessibilità cognitiva e del pensiero divergente, il numero e la varietà delle esperienze effettuate (in questo caso esperienze motorie) determinano l’ammontare del materiale da cui attingere per generare soluzioni anche in altri campi della conoscenza e dell’apprendimento.

Alcune ricerche hanno rilevato significativi miglioramenti nella creatività tattica in bambini nella fascia di età tra i 7 e i  10 anni. Sembra che dopo l’infanzia l’effetto delle attività di allenamento per lo sviluppo della creatività tattica diminuisca, sebbene sia ancora presente.

È dunque opportuno inserire sistematicamente, nell’allenamento, giochi e attività che stimolino questo tipo di capacità. A tale scopo, l’allenatore può fare uso di molte risorse diverse, arrivando anche a sovvertire completamente la motricità abituale del rugby, come nel gioco proposto nella scheda-attività scaricabile allegata.

In questo gioco, le “abitudini motorie” tipiche del rugby sono volutamente stravolte… ed è proprio ciò che viene ricercato, per promuovere lo sviluppo di flessibilità cognitiva, pensiero divergente, creatività tattica, adattamento motorio.

Possono essere individuate le caratteristiche che lo rendono adatto per tali finalità:

  • si gioca dal suolo, anziché in piedi;
  • le mani, solitamente impiegate come strumenti per trattenere o passare la palla, sono utilizzate come appoggi per ottenere stabilità e consentire al resto del corpo di eseguire un movimento finalizzato ad uno scopo;
  • i piedi, normalmente usati come appoggi, sono impiegati come strumenti per giocare, con funzioni di controllo della palla o di vera e propria “prensione” (è inusuale, per un piccolo rugbista, utilizzare i piedi come parte del corpo prensile o per spostare oggetti dovendo imprimere una direzione e una forza ben definite);
  • si gioca senza scarpe, per una migliore propriocettività.

Inoltre, questa attività:

  • stimola l’utilizzo della muscolatura del tronco (core) e degli arti superiori come stabilizzatori;
  • promuove la collaborazione tra i componenti del gruppo-squadra;
  • incoraggia la comunicazione tra i membri del gruppo.

Si tratta di un’attività che può essere proposta dall’Under 8 in su e che soddisfa, almeno in parte, la necessità di contatto fisico (vietato in questo periodo, nel rispetto del protocollo di prevenzione del contagio da COVID-19), poiché prevede il contatto con il suolo.

La scheda-attività “Biliardino seduti” è scaricabile qui sotto.

_________

BIBLIOGRAFIA

Abernethy B, Baker J, Coté J. (2005) Transfer of Pattern Recall Skills May Contribute to the Development of Sport Expertise. Applied Cognitive Psychology, 19, 705–718.

Memmert D. (2014). Tactical creativity in team sports. Research in Physical Education, Sport and Health, Vol. 3, No. 1, 13-18.

Memmert D, Baker J, Bertsch C. (2010). Play and Practice in the Development of Sport-Specific Creativity in Team Ball Sports. High Ability Studies, 21, 3–18.

Memmert D, Roth K. (2007). The Effects of Non-Specific and Specific Concepts on Tactical Creativity in Team Ball Sports. Journal of Sports Sciences, 25, 1423–1432.

“Ludendo docere”

Lo stretto legame tra l’area cognitiva e quella motoria in un gioco per il rugby di base, dall’Under 8 in su: Somma 10.

Photo by Magda Ehlers on Pexels.com

In questi giorni di ripresa, dopo molte settimane di pausa dovute alla pandemia, bambini e ragazzi tornano sul campo da rugby, insieme ai loro allenatori. Da pochi giorni è anche nuovamente consentito tornare a passarsi la palla, anche se con le dovute precauzioni igienico-sanitarie.

Sicuramente, uno degli obiettivi principali dell’allenatore sarà ricostruire il gruppo che si è lasciato e i cui membri per lungo tempo non hanno avuto modo di interagire in maniera diretta gli uni con gli altri. Per questo motivo, è importante ripartire in un clima di serenità e divertimento, ponendo in primo piano gli aspetti ludici e di coinvolgimento emotivo, suscitare emozioni positive nei partecipanti e dar loro modo di ritrovare la gioia di stare in gruppo. Questo vale ancor di più nel caso di bambini e ragazzi, che potrebbero aver risentito anche in maniera importante dell’isolamento a cui tutti siamo stati costretti per mesi.

Saranno prioritarie, quindi, le attività ludiche, attraverso le quali insegneremo però sempre qualcosa, applicando il principio dell’espressione latina ludendo docere (“insegnare giocando”, “insegnare divertendo”).

Nell’ottica  in cui movimento non è mai fine a se stesso, questa proposta coniuga elementi prettamente cognitivi ad obiettivi di sviluppo motorio generale e rugbistico in particolare, in un clima relazionale giocoso e, volendo, di “sfida” con gli altri, che rappresenta una forma di interazione particolarmente gradita soprattutto ai bambini più grandi e agli adolescenti.

Tale attività coinvolge intensamente il funzionamento cognitivo dei partecipanti, senza il quale il gioco non potrebbe realizzarsi.

Si tratta di un’attività molto flessibile, che può essere proposta a partire dall’Under 8 (o comunque in caso di bambini che abbiano i prerequisiti di calcolo di una somma che dia come risultato 10), ma è assolutamente proponibile alle categorie superiori (arrivando anche agli adulti) modificandone le variabili, come spiegato nella scheda-attività scaricabile.

Può essere  inserito l’uso del pallone, senza o con il passaggio, rispettando le dovute procedure di sanificazione previste dal protocollo FIR dell’8 giugno 2020.

È possibile sviluppare gli schemi motori di base, le capacità coordinative, le abilità utili nel rugby insieme a numerose funzioni che riguardano più strettamente l’area cognitiva, come:

  • attenzione,
  • memoria di lavoro,
  • memoria a breve e lungo termine,
  • inibizione degli stimoli irrilevanti,
  • metacognizione (la consapevolezza dei propri processi cognitivi, “l’imparare ad imparare”, con le dovute domande da parte dell’allenatore, inserite nella NOTA METODOLOGICA della scheda-attività),
  • abilità logico-matematiche.

L’attività “Somma 10” è scaricabile qui sotto.

Lo scambio di esperienze, i commenti e le osservazioni sulle attività proposte sono sempre i benvenuti!

Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee”

(G.B. Shaw)

1,2,3… freeze! Allenare il cervello (più o meno consapevolmente) divertendosi.

Un’altra proposta di attività per il rugby di base, dall’Under 6 in su.

Photo by jonas mohamadi on Pexels.com

L’attività di allenamento per gli sport di squadra, compreso il rugby, è da poco ripresa per molti Club, con la necessità di rispettare il protocollo di prevenzione del contagio da Covid-19.

Ciò tende a limitare notevolmente l’interazione tra i membri del gruppo-squadra, per cui è necessario rivedere i contenuti proposti durante l’attività sul campo, ricercandola ogni volta che è possibile e in qualsiasi forma consentita in sicurezza.

Presento quindi un’altra attività in forma ludica per il rugby di base, che può essere proposta a partire dall’Under 6 e modulata con diversi gradi di complessità per le categorie superiori.

Si tratta di un’attività ispirata a un gioco tradizionale, con regole semplici, ma per nulla banale.

Sono rispettati criteri che vanno strettamente tenuti in considerazione in questo particolare periodo:

  • la corretta distanza interpersonale, sia laterale, sia frontale;
  • evitare che si formi la “scia”, creata nelle situazioni di corsa o camminata uno dietro l’altro;
  • l’eventuale manipolazione del pallone, che può essere inserito nel gioco per esercitare abilità solo in forma individuale, avviene senza passaggio da un giocatore all’altro (il passaggio del pallone è infatti vietato nel protocollo di prevenzione del contagio).

L’attività proposta coinvolge e stimola gran parte delle capacità coordinative, il cui sviluppo consente di porre le basi per i futuri apprendimenti non solo motori, ma anche, ad esempio, scolastici (legati al linguaggio, alla scrittura, alla lettura, al calcolo).

Le capacità coordinative sulle quali questo gioco incide in maniera particolare sono le seguenti:

  • combinazione: coordinare il movimento di diversi segmenti corporei e le varie successioni di movimenti, ancor di più se viene utilizzato anche il pallone o altri attrezzi da maneggiare;
  • differenziazione cinestesica: eseguire con precisione le varie parti di un movimento, dosando opportunamente la forza impiegata per ottenere la giusta velocità o ampiezza, in base allo scopo che si intende ottenere;
  • equilibrio statico e dinamico: mantenere una condizione di equilibrio sia in posizione statica, sia in condizioni che prevedono movimento (questa capacità è fortemente sollecitata, in questo gioco, nelle fasi di arresto improvviso, provenendo da una situazione dinamica come la corsa o il salto, e viceversa);
  • ritmo: capacità di realizzare un movimento secondo una scansione ritmica/temporale, in questo caso se si sceglie di utilizzare ostacoli da saltare o altri delimitatori a terra che inducono a eseguire il movimento con un certo ritmo;
  • reazione:  capacità di eseguire un’azione in risposta a uno stimolo, che in questo caso sarà in alcuni momenti acustico, in altri momenti visivo.

Dal punto di vista cognitivo, è possibile individuare due Funzioni Esecutive coinvolte in maniera preponderante:

  • l’inibizione, che in questo gioco si esprime con la capacità di selezionare le informazioni rilevanti, focalizzando su di esse l’attenzione, evitando di concentrarsi su elementi distraenti, e di autocontrollare le proprie azioni e reazioni;
  • l’attenzione: la capacità di selezionare e “filtrare” le informazioni da elaborare. Nell’attività proposta, l’attenzione è sollecitata in particolare nelle sue forme di attenzione spaziale (dove?), temporale (quando?), sostenuta (per quanto tempo?). È necessario ricordare che esercitare la capacità di attenzione è fondamentale per apprendimenti di qualsiasi tipo, non solo strettamente legati alle attività motorie, e quindi importantissimo per lo sviluppo generale dei bambini e dei ragazzi.

L’attività “1,2,3… freeze!” è scaricabile qui sotto.

Buon divertimento!

Un’idea di attività per la ripresa degli allenamenti nel rugby di base: “Tris sul campo”.

Suggerimenti di attività per la ripresa degli allenamenti di rugby di base, nel rispetto del protocollo di sicurezza emanato dalla FIR per contenere il rischio di contagio da Covid-19.

La pandemia da Covid-19 ha fermato le attività sportive di gruppo per molte settimane. 

Da pochi giorni le società sportive hanno la possibilità di riprendere gli allenamenti, con stretta osservanza dei protocolli di prevenzione del contagio, e anche il rugby di base può tornare in campo.

Gli allenatori si trovano, inevitabilmente, a dover riesaminare i contenuti delle loro sessioni, nonché le metodologie, gli spazi, le attrezzature utilizzate.

La necessità di rispettare i protocolli di sicurezza per la ripresa degli allenamenti non rende possibile effettuare molti dei giochi e delle attività che venivano praticati prima della pandemia.

In molti casi sarà necessario quindi rivedere la propria “cassetta degli attrezzi”: gli strumenti e i  contenuti che avevamo programmato prima che la pandemia causasse la sospensione delle attività sportive.

Anche per i bambini e i ragazzi, la ripresa appare certamente un po’ bizzarra: da un lato c’è la gioia di potersi nuovamente recare al campo, incontrare i compagni di squadra e l’allenatore, dall’altro l’obbligo di dover mantenere da loro le corrette distanze.

In uno sport come il rugby, che vive di contatto fisico e di stretta vicinanza, sia tra compagni, sia tra avversari, la necessità di distanziarsi snatura il gioco stesso.

Anzi, di certo lo stravolge.

Anche il passaggio del pallone non è consentito, per evitare contagi.

Ma anziché concentrarsi su ciò che non si può fare, il che è sempre frustrante, guardiamo a ciò che invece si può realizzare in sicurezza.

Il rugby insegna ad avanzare sempre, nonostante le difficoltà.

Approfittiamo dell’impossibilità di usare il pallone in maniera collettiva per far sperimentare ai bambini e ai ragazzi anche nuovi attrezzi, magari anche insoliti, per porli di fronte a nuove richieste motorie e cognitive.

In altre parole, approfittiamo di questo momento per porre il loro cervello (e il nostro!) di fronte a nuove questioni da risolvere e stimoliamo le loro funzioni esecutive (di cui parlerò in un altro post) proponendo loro anche attività diverse da ciò che erano abituati a fare, attività apparentemente avulse dal rugby, ma che rappresentano in realtà una solida base sulla quale costruire future abilità sportive… e non solo!

L’obbligo di rispettare le distanze interpersonali fa sì che ogni appuntamento sul campo possa facilmente rischiare di diventare un allenamento totalmente individuale, svolto da tutti sullo stesso rettangolo d’erba, ma ognuno nel proprio “spazio personale”.

L’interazione con gli altri, che rappresenta l’aspetto più motivante per i giocatori,soprattutto per quelli più giovani, è necessariamente molto limitata e questo rappresenta, per uno sport di squadra, uno degli aspetti da tenere maggiormente in considerazione.

L’allenatore può però attuare delle scelte che consentano di creare situazioni in cui la relazione con l’altro nel gioco sia mantenuta, rispettando contemporaneamente le norme di sicurezza.

Le situazioni di gioco insieme agli altri sono molto importanti sotto molteplici punti di vista: sociale, motorio, cognitivo, affettivo.

La partecipazione dell’altro, non solo come presenza fisica, ma come fonte di stimoli, determina nei bambini e nei ragazzi un forte coinvolgimento non solo emotivo, ma anche relativo alla capacità di problem solving, associata agli aspetti altamente motivanti della relazione con i coetanei e del divertimento.

Dopo aver preso visione del protocollo per la ripresa degli allenamenti in sicurezza, emanato dalla Federazione Italiana Rugby, una delle attività che si possono inserire tra i contenuti per il rugby di base è il “Tris sul campo“.

Questo gioco può essere proposto ai bambini a partire dai 5 anni, ma si rivela valido e stimolante anche per le fasce di età superiori.

Si può adattare alle esigenze delle varie età, dimensioni del gruppo e livelli di sviluppo motorio e può essere realizzato con materiali molto economici e di facile reperibilità, rispettando indicazioni fondamentali, quali:

  • le distanze interpersonali di sicurezza (secondo il protocollo FIR, “la distanza interpersonale minima laterale tra due atleti deve essere non inferiore a 2 metri. Laddove si eseguano esercizi di corsa con atleti in scia [che corrono uno dietro l’altro], la distanza interpersonale minima tra ogni singolo componente deve essere non inferiore ai 10 metri”);
  • l’utilizzo di materiali che vengono manipolati sempre da un solo bambino/ragazzo, personali, lavabili e sanificabili;
  • l’evitamento della “scia” che si crea muovendosi in fila.

È necessario ricordare sempre che il distanziamento interpersonale deve essere proporzionale all’intensità dello sforzo fisico compiuto, che modula l’entità dell’emissione dei droplets, le goccioline emesse respirando.

L’attività “Tris sul campo” è scaricabile qui sotto.