Programmare nel rugby di base: UNDER 12

Condivisione di strumenti per programmare la nuova stagione sportiva a misura del gruppo squadra.

Il quarto articolo dedicato all’osservazione e alla programmazione per la nuova stagione sportiva prende in considerazione la categoria Under 12.

Il format degli articoli per le varie categorie è il medesimo, in modo che siano facilmente fruibili anche singolarmente e che non sia necessario seguire l’ordine di pubblicazione.

Le considerazioni da fare all’inizio dell’anno sono quindi le stesse esposte per le categorie Under 6 , Under 8, Under 10, nei precedenti articoli che invito a consultare per ulteriori  approfondimenti.

Da dove iniziare

Come per qualsiasi categoria allenata, le domande a cui dovremmo cercare di dare risposta sono le seguenti:

  1. Chi sono i giocatori Under 12?
  2. Chi sono “I MIEI” giocatori Under 12?

A. La prima domanda è piuttosto generale e per rispondere è necessario prendere in considerazione la tappa di sviluppo nella quale si trovano i bambini nell’età della categoria in questione, che è la naturale prosecuzione di quanto iniziato nelle categorie precedenti.

Considerando ogni area di funzionamento, è possibile individuare le principali caratteristiche tipiche di questa fascia di età.

Area cognitiva

  • In questa fase, i bambini definiscono meglio alcuni concetti, grazie a una capacità di pensiero sempre più astratto, sempre più flessibile e gradualmente sempre meno dipendente dalle evidenze concrete.
  • Riescono quindi a valutare meglio, ad esempio, i tempi e le distanze, capacità che nel gioco del rugby è notevolmente coinvolta (nella valutazione di traiettorie e velocità della palla, negli spostamenti in campo, nella distribuzione nello spazio di compagni e avversari, …). L’allenatore potrà perciò porre richieste più complesse, che richiedano l’applicazione di tale capacità.
  • Si sviluppa ulteriormente la capacità di prevedere lo svolgimento di un’azione e di anticiparne le conseguenze, che appare già nella categoria precedente.
  • Migliora l’elaborazione mentale per fornire risposte motorie adeguate alle situazioni, poiché i bambini riescono a tener conto di più fattori, rispetto alle età precedenti.
  • È possibile sviluppare meglio gli aspetti tattici nel gioco, intendendoli come capacità di elaborare e scegliere una soluzione, anche collaborando con i compagni di squadra.
  • In questa fase, il pensiero riesce sempre più ad operare su un piano astratto e i bambini riescono gradualmente a compiere operazioni logiche basandosi su ipotesi o su regole generali, pensando a quali conseguenze si potrebbero verificare (ecco perché sono in grado di formulare un “piano d’azione” tattico).

Area motoria

  • Migliora la coordinazione dei movimenti dei vari segmenti corporei.
  • I  bambini attraversano la fase sensibile per lo sviluppo di numerose capacità coordinative, prime tra tutte quelle di apprendimento, controllo e adattamento dei movimenti (v. griglia di osservazione allegata).
  • Migliora la capacità di correggere i movimenti in base al feedback ricevuto (verbale, visivo, ecc.).
  • Si definisce lo schema corporeo (la rappresentazione mentale del proprio corpo) sia in posizione statica, sia in movimento. Per questo, il bambino diviene maggiormente consapevole dei movimenti compiuti e può iniziare ad apprendere anche gesti tecnici codificati.
  • È possibile per i bambini apprendere combinazioni complesse di più schemi motori e utilizzarli per raggiungere un obiettivo. È sempre importante proporre una grande varietà di combinazioni.
  • Dal punto di vista organico-muscolare, è possibile sfruttare le fasi sensibili per l’allenamento di:

rapidità;

– mobilità articolare (statica e dinamica);

– agilità;

– velocità;

– resistenza, da sviluppare attraverso il gioco (quindi non come “resistenza di lunga durata” senza interruzioni, ma piuttosto come miglioramento della capacità di recupero tra un’azione e l’altra, con un’opportuna gestione delle pause);

forza a carico naturale, con attività adeguate all’età.

  • Dovrebbe essere iniziato, in questa categoria, un lavoro mirato alla rafforzamento della muscolatura del core, in modalità statica e dinamica.

Le “fasi sensibili” sono periodi particolari nello sviluppo psicomotorio dell’individuo, durante i quali la possibilità di miglioramento di alcune capacità è massima, rispetto ad altri periodi della vita.

Area sociale

  • In questa fascia d’età, si sviluppa maggiormente la capacità di esercitare il pensiero su situazioni astratte e dunque anche di immedesimarsi negli altri, assumendo punti di vista diversi dal proprio e comprendendo anche aspetti che non vengono sperimentati direttamente, come idee, abitudini e prospettive di altre persone.
  • Tali acquisizioni incrementano le competenze sociali.
  • Il gruppo dei pari inizia a diventare un punto di riferimento.

Area affettivo-relazionale

  • Soprattutto nell’ultimo anno di Under 12, possono iniziare a emergere conflitti con le figure genitoriali o adulte in generale, tipici dell’adolescenza.
  • La capacità di pensiero più sviluppata, a questa età, conduce a volte ad assumere un vero e proprio atteggiamento di sfida nei confronti dell’adulto.
  • In questa fascia d’età, si possono stimolare i bambini a riflettere sui loro punti di forza e di debolezza, sulla possibilità di migliorare, sulle differenze individuali e sulle loro strategie di apprendimento.

Area dell’autonomia

  • L’autonomia personale può essere sempre più orientata alla gestione del proprio comportamento in maniera responsabile, alla cura della propria salute e alla sicurezza per sé e per gli altri.

Area della comunicazione

  • Oltre a un uso sociale corretto della comunicazione, è possibile introdurre attività mirate al miglioramento della stessa nel contesto sportivo/rugbistico, poiché, come visto nelle aree precedenti, i bambini iniziano a possedere le capacità cognitive adeguate per applicare una comunicazione efficace al gioco.
  • Il rugby è uno sport di squadra che richiede capacità comunicativa (verbale e non verbale) tra i membri del gruppo, per cui si  potranno proporre tutte quelle attività che richiedono ai giocatori di comunicare tra loro per arrivare a un obiettivo comune, curando in particolare:

– la comprensibilità (farsi capire);

– l’efficacia (trasmettere il messaggio giusto);

– il tempismo (comunicare al momento giusto).

B. La seconda domanda (Chi sono “I MIEI” giocatori Under 12?) richiede all’allenatore di osservare il proprio gruppo di bambini nello specifico e di individuare le loro caratteristiche, rispetto a quelle di riferimento per la  fascia d’età considerata.

Le caratteristiche individuali, infatti, sono variabili (per particolarità genetiche, per influenze ambientali, ecc.) e non è detto che tutti i piccoli giocatori aderiscano alla perfezione al modello teorico esposto sopra… anzi, vi sono notevoli probabilità che non sia così.

Accanto alla conoscenza di quali siano le caratteristiche tipiche della fascia d’età considerata (elencate nel punto A.), è necessario osservare i singoli individui ed effettuare una registrazione dei dati che rileviamo. In questo modo, avremo una visione sufficientemente ampia per capire quali siano i bisogni del nostro gruppo-squadra, dei singoli individui e in quali aree.

Le schede di osservazione per l’Under 12, che propongo in allegato, riportano vari indicatori suddivisi per aree di funzionamento.

Senza nessuna pretesa di scientificità, si tratta di strumenti pratici che consentono di tradurre le generalizzazioni (“il bambino è distratto”, “il bambino è goffo”…) in azioni osservabili, per orientare la propria attenzione su aspetti concreti e circoscrivibili.

La griglia strutturata rappresenta uno strumento che coniuga la praticità d’uso con la necessità di “fissare le informazioni” senza far ricorso alla memoria, con il rischio di eventuali “distorsioni”. Inoltre, restringe il campo di osservazione, perché non sarebbe possibile per un allenatore osservare e analizzare informazioni su tutti gli aspetti della persona.

L’allenatore potrà quindi focalizzare la propria attenzione sulle caratteristiche principali dei giocatori in diverse aree, scegliere con criterio quali obiettivi conseguire e poi poterli valutare (“cosa è cambiato dal prima al dopo?”).

La griglia deve affiancare, ovviamente, le abilità relazionali dell’allenatore, la sua empatia, ed eventuali altre misurazioni oggettive. Non è uno strumento esaustivo di tutte le possibili forme di espressione di ogni capacità, per ovvie ragioni di complessità, ma contiene le principali manifestazioni che un allenatore di rugby può osservare nel suo gruppo di piccoli giocatori.

Non si richiede di arrivare a livelli di dettaglio estremi di osservazione e valutazione, perché ciò non sarebbe logisticamente possibile e richiederebbe troppo tempo ed energie.

Inoltre, ci saranno aspetti che si potranno osservare più approfonditamente e altri meno (come quelli relativi all’autostima e alla fiducia in se stessi, che emergono, ad esempio, parlando con il giocatore).

Come utilizzare le griglie di osservazione

L’allenatore potrà compilarle inserendo una valutazione numerica su una scala da 1 a 5, seguendo la legenda inclusa.

È opportuno fare il più possibile attenzione a quei fenomeni che possono inficiare l’osservazione e che ho spiegato in questo precedente articolo.

Per trarre conclusioni utili per la pratica, i dati andranno poi elaborati.

Sommando i punteggi ottenuti per ogni riga (Tobiettivo), ad esempio, e rappresentandoli graficamente, si avrà una visione di quali siano gli obiettivi su cui lavorare maggiormente a livello di gruppo-squadra, mentre sommando i punteggi in ciascuna colonna (Tarea) si potrà individuare quali bambini possiedano maggiori abilità/competenze nelle varie aree e quali siano quelli più deboli da questo punto di vista.

A partire da questi dati e dalle considerazioni che ne scaturiranno, sarà possibile programmare la stagione sportiva, in termini di obiettivi da raggiungere, a partire dai requisiti che i bambini già possiedono e che avremo avuto modo di osservare e rilevare.

L’allenatore può modificare gli indicatori, adattandoli al suo gruppo, e inserire gli obiettivi specifici del rugby (che volutamente non ho indicato in griglia), relativi alla categoria Under 12.

Se necessario, si può fare riferimento agli indicatori per categorie inferiori, in caso di mancata acquisizione di alcune abilità nelle fasi precedenti.

Nella griglia relativa all’area motoria sono evidenziate le fasi sensibili (margini e piena fase sensibile).

Consiglio un’attenta lettura iniziale degli indicatori, ma un’osservazione di circa 4 settimane per compilare le griglie, che andranno riconsiderate per nuove valutazioni periodiche nel corso dell’anno per orientare l’azione didattica, e poi alla fine della stagione sportiva, per valutare i risultati.

La programmazione che scaturisce dall’osservazione è flessibile e non rigida: se dovessero presentarsi particolari esigenze e condizioni, sulla base delle risposte dei giocatori alle attività, l’allenatore può e dovrebbe rivedere ciò che aveva inizialmente programmato.

Infine, è necessario che la programmazione dell’allenatore sia condivisa con le famiglie dei piccoli giocatori, perché conterrà molti obiettivi che si conseguono lavorando INSIEME (“La stessa meta”!).

Condividere per progredire

Le griglie di osservazione per la categoria Under 12 sono scaricabili cliccando sul pulsante di download  sottostante e ne illustro l’utilizzo in questo video.

Sono fornite in formato .pdf, ma possono essere richieste gratuitamente come foglio di calcolo editabile, (con la possibilità, quindi, di elaborare i dati raccolti), contattandomi via e-mail, Facebook, Instagram.

Per qualsiasi chiarimento sull’utilizzo di questi strumenti, dubbio, suggerimento, critica (costruttiva!), rimando alla sezione “contatti” di questo blog.

Buon lavoro!

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